Sformat di Mariano Sabatini – La guerra dei mondi… ma basta anche solo una lite da condominio

David Parenzo e La Guerra dei Mondi, in onda il venerdì alle 21

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    La guerra dei mondi

    Chiunque si accinga a seguire una trasmissione condotta da David Parenzo – creatura radiofonicamente modificata dall’agitatore Giuseppe Cruciani – farà meglio a modulare al ribasso l’audio del televisore ancor prima di accenderlo. Il conduttore del nuovo La guerra dei mondi (il venerdì, alle 21.05, su Raitre) pensa di imprimere ritmo alla scaletta e al dibattito affidandosi all’ugola.

    Si parte dal famoso choosy, pronunciato in un istante di scelleratezza dal ministro Elsa Fornero, responsabile di un dicastero appartenente a un governo morto e defunto. Come se il problema fossero i giovani e le loro attese, come se il dramma dell’occupazione giovanile possa essere risolto nel dibattito, più o meno ritmato, tra brillanti 20-30enni (Guido Martinetti, Sofia Sabatino, Manuele Ferragina) e canuti “arrivati”: Carla Cantone, sindacalista; Paolo Cirino Pomicino, politico per tutte le stagioni; Giampiero Mughini, griffe del giornalismo nostrano; Massimo Cacciari, filosofo, esperto di estetica dello snobismo della sinistra che fu. Molti, cioè, dei “soliti noti”, culi di pietra da talk show.

    Visto che si parla di curriculum e di affermazione sociale, lo stesso Parenzo ha bisogno di accreditarsi: “Io sono qui, a trentasette anni, su Raitre…”. Premiato come esponente di quel giornalismo che si diverte, che sguazza nella provocazione e diviene quindi intrattenimento. Non manca il comico che rilegge a suo modo l’attualità (Pinuccio, telefonatore di YouTube), c’è anche il solito apporto esterno di Beppe Grillo, ma l’asse su cui regge l’intero spettacolo è Parenzo, con la sua capacità d’innescare lo scontro. La sensazione, seguendo il primo appuntamento della Guerra dei mondi, è infatti che si attenda spasmodicamente la rissa, che si metta molta carne al fuoco nella speranza che s’accenda la miccia.

    Tutti vogliono parlare senza essere interrotti, nessuno ha voglia di ascoltare gli altri. Gli unici spunti di qualche interesse vengono dai giovani (“il vero scontro è tra privilegiati e non privilegiati… Se non s’investe su di noi, il paese è morto”) e, benché il conduttore ripeta che il programma non inneggia alla rivoluzione, non può sfuggire la zampata da maestro. Quella con cui spinge Mughini e Cirino Pomicino a rivelare le loro pensioni: queste sconosciute, per le generazioni presenti e future. Poco altro da segnalare, qui e là. Programma sostanzialmente irrilevante, allo stato dei fatti, con governi che s’inchiodano su Imu o non Imu, aumento dell’Iva o no… ognuno – i giovani di più, per più tempo – sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sòle. Non ho detto sóle.