Sformat di Mariano Sabatini – In Treatment, serie raffinata che racconta le inquietudini più profonde di questi tempi

Sformat di Mariano Sabatini – In Treatment, serie raffinata che racconta le inquietudini più profonde di questi tempi

Su Sky debutta In treatment, la serie tv con Sergio Castellitto adattamento di un prodotto televisivo israeliano

    in treatment sergio castellitto e irene casagrande nella serie sky

    Operazione molto interessante, quella guidata dal produttore Lorenzo Mieli e ben realizzata dal regista Saverio Costanzo, tra i cineasti più originali e apprezzati della nuova generazione. Si tratta di In Treatment, serie statunitense, genere kammerspiel – liberamente ispirata ad una israeliana – riprodotta con attori e situazioni italiane. Dopo un lungo ed efficace battage pubblicitario e uno special, sono arrivate su Sky Cinema HD, dal lunedì al venerdì alle 20.30, le trentacinque puntate previste.

    Qualcosa si muove nella fiction italiana e non per merito della Rai o di Mediaset, produttori di lungo e disonorevole corso; e, ad onta degli scetticismi di Sergio Castellitto (protagonista di ogni singolo episodio di In Treatment), questo tipo di televisione nella sua componente sperimentale ha pochissimo da invidiare al cinema. L’ambientazione, le luci, gli arredi sono di grande raffinatezza e, seppure la regia si riduca grosso modo a campo, controcampo e primi piani, i trenta minuti di media di ciascun episodio volano come in un action movie. Che importa se qui l’azione è tutta interiore, se i sommovimenti dell’animo, i tumulti della psiche, le spire delle emozioni sostituiscono inseguimenti, cazzotti e uccisioni? Il thrilling è assicurato dalle tensioni tra i pazienti “in trattamento” psicoterapico o tra il paziente e lo psicoanalista.

    Sergio Castellitto, bravissimo, con quella sua intensa faccia da passante, è il terapeuta, Giovanni Mari: ad ogni episodio corrisponde un intero appuntamento con uno dei suoi pazienti. Ovvio che in un progetto simile la recitazione sia tutto, immagino perciò con quale cura e scrupoli abbiano scelto gli interpreti. Oltre a Castellitto, tra gli altri Guido Caprino, Kasia Smutniak, Barbora Bobulova e la sublime Licia Maglietta. Alle prese con un carabiniere infiltrato che deve digerire l’assassinio di un amico fraterno che non ha saputo evitare, una coppia sull’orlo dell’aborto dopo anni di trattamenti fecondativi, una giovanissima danzatrice che ha entrambe le braccia fratturate a seguito di un incidente per cui le serve un perizia, una bellissima donna che si è invaghita del suo analista assecondando il più classico dei cliché, il dottor Mari sente il bisogno di incontrare – ed la puntata che chiude la settimana – il suo antico supervisore (Maglietta), con cui aveva rotto i rapporti otto anni prima.

    Per me, questo, il più riuscito degli scambi emotivi: uno scontro tra Titani, in cui il vissuto doloroso e il portato professionale non impedisce ai due di replicare i meccanismi di difesa e offesa, sulla scorta di risentimenti e vecchie ruggini, applicati dai profani. Gelosia, rabbia, senso di inadeguatezza, paura di crescere o di affrancarsi dai modelli sbagliati: meglio di qualunque altra, con un budget assai limitato grazie all’unità di luogo del racconto, questa serie individua, sviscerandole, le inquietudini più profonde di questi tempi malati. Attraverso l’invincibile forza della parola, senza artifici o effetti speciali. Le buone idee non ne hanno bisogno.

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