Sformat di Mariano Sabatini – Il pur pregevole Techetechetè vaporizza il genio degli autori televisivi

Sformat di Mariano Sabatini – Il pur pregevole Techetechetè vaporizza il genio degli autori televisivi

Techetechetè ripercorre la tv del passato dal lunedì al sabato alle 20

    Techetecheté  Rai1

    Di questi tempi, più o meno, abbisogna dedicarsi alle rimembranze televisive. Una volta era Da da da, oggi Techetechetè (su Raiuno, dal lunedì al sabato, alle 20.30) a firma di Elisabetta Barduagni, una donna tutta casa e archivi Rai. O almeno, così ce la immaginiamo. Per ogni argomento avrà i suoi riferimenti nella programmazione del passato prossimo o remoto, un’ossessione come un’altra.

    Estate, vedi Bruno Martino e l’odio per… Mattatore, leggi Gassman… Teatro, vai a Proclemer, Albertazzi, Govi, De Filippo… Ma, superando il comprensibile entusiasmo che ci coglie nel rivedere in onda Raimondo Vianello, Alighiero Noschese o Bice Valori, emerge il disincanto per l’operazione che sovrintende al contenitore di perline, usato più altro come riempitivo, al posto dei quiz del cosiddetto access prime time. Il meglio del meglio della produzione sessantennale del servizio pubblico, che comprende la gloriosa storia del varietà, rivenduto a tranci, giustapposto con arguzia, gusto, malizia.

    Per cui, ad esempio, Dalida che canta Ciao, amore, ciao vale Marco Mengoni e Alberto Sordi “ci manda” (“e si ce devi anna’, ce devi anna’”) i famigerati “figli di”: Tognazzi, Celentano, Quinn, Dominguin.

    S come Sanremo è il tema della serata, attorno a cui costruire trame concettuali, ragnatele di libere associazioni per immagini, nella speranza che l’effetto nostalgia colga il maggior numero di telespettatori. Un galantuomo come Andrea Barbato (a proposito, cosa direbbe un giornalista del suo calibro di questi tempi sciagurati?) mal tollerava la gara canora, a differenza di Beniamino Placido – divulgatore culturale e poi formidabile critico tv – che concedeva “la musica è quell’arte che riesce ad esprimere la nostra volgarità sentimentale”. Techetechetè, in fondo, è un’idea tanto forte da rendere successivamente inutilizzabili o quasi, nella vaporizzazione della genialità di generazioni di autori, gli spezzoni di repertorio a cui affida il suo racconto quotidiano. Eppure, non per questo sarà l’estate del nostro scontento.

    338

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Programmi TVSformat