Sformat di Mariano Sabatini – Il commissario Montalbano piace tanto perché sempre uguale a sé stesso

Sformat di Mariano Sabatini – Il commissario Montalbano piace tanto perché sempre uguale a sé stesso

Il Commissario Montalbano è un prodotto che piace, sia in Italia che all'estero

    Il giallo televisivo, molto più rassicurante e molto molto meno dannoso dei tanti talk show sulla cronaca nera, ha una lunga consuetudine con la storia della tv. Almeno agli esordi, la produzione di questo genere è legato alla trasposizione di romanzi. Il successo clamoroso del Commissario Montalbano (il lunedì sera su Raiuno) deve molto ai suoi avi mediatici. In primis Maigret di Georges Simenon, che si fece valere in tv dal 1964 al 1972, ne Le inchieste del commissario Maigret, a cui tra l’altro Andrea Camilleri collaborò come produttore.

    Nel 1968 Tino Buazzelli diede il volto al Nero Wolfe di Rex Stout, per il quale la regista Giuliana Berlinguer spostò le storie nella New York degli anni Sessanta. Ma in ogni caso l’investigatore gourmet e con il pallino delle orchidee risolveva i suoi casi senza muoversi da casa. Ci sono stati, inoltre: I Racconti del maresciallo (1967), tratti da Mario Soldati; I racconti di padre Brown (1970) di G.K. Chesterton, con Renato Rascel; e tra il ’74 e il ’77 Il commissario De Vincenzi di Augusto De Angelis, interpretato dal grande Paolo Stoppa e ambientato nell’Italia fascista. Un periodo storico buio anche per il divieto assurdo di far circolare questo tipo di narrativa che, secondo gli illuminati in camicia nera, avrebbe potuto – solo insinuando l’ipotesi del delitto – destabilizzare l’ordine pubblico.

    Anche per il successo al di là dei confini nazionali, dove Il commissario Montalbano è acquistato e programmato, l’autore ultraottuagenario e attivissimo ha deciso di metterci la faccia. In quest’ultima serie di episodi, al solito tratti dai romanzi pubblicati da Sellerio, Andrea Camilleri si propone in una sorta di prefazione in video. Con il serio rischio di fagocitare, con la sua presenza carismatica, l’invenzione narrativa.

    Camilleri scrive molto, alcuni dicono troppo. E non solo romanzi che vedono protagonista il commissario di Vigàta. Sarà per questo, oltre al fatto che è una delle peculiarità del genere crime story, che situazioni e spunti sono per lo più sempre uguali. Lo scrittore siciliano si diverte costringendo Salvo Montalbano a bisticciare con Livia, a fraintendere Catarella, a inseguire il “fimminaro” Augello, a istruire il pupillo Fazio… Poi per caso, tra un sogno e una scorpacciata, il commissario risolve un delittuccio. Sì, dev’essere per questo che il Nostro piace da tanto, tanto e a tanti. La conferma di un piccolo mondo in cui i delinquenti finiscono dietro le sbarre, ad ogni costo.

    415