Sformat di Mariano Sabatini – Il caso Enzo Tortora non aggiunge niente a quanto sappiamo

Sformat di Mariano Sabatini – Il caso Enzo Tortora non aggiunge niente a quanto sappiamo

La fiction Il caso Enzo Tortora - Dove eravamo rimasti? non aggiunge niente a quanto sappiamo

    Ricky Tognazzi in Il Caso Enzo Tortora - Dove eravamo rimasti

    Chissà cosa avrebbe detto l’ispiratore della miniserie Il caso Enzo Tortora – Dove eravamo rimasti? (ieri sera e stasera su Raiuno) sul prodotto finito. Vale la pena chiederselo, dopo quanto che ha passato. Con l’impietosa schiettezza che gli era propria fino a rasentare sovente la sgradevolezza, il presentatore di Portobello avrebbe – c’è da supporre – messo in risalto il senso di sciatteria che attraversa il racconto per immagini di una vita stravolta fino a spezzarsi per via di un indecente errore giudiziario; cui contribuì il furore colpevolista di molta stampa italiana.

    La scena d’apertura, figuriamoci, è su una coppia della malavita che copula. Tutto sembra tirato via, Ricky Tognazzi recita con il pilota automatico (ad ogni sequenza ti aspetti che si metta a promozionare i suoi cetriolini, con cinesina al seguito), senza un briciolo della naturale passione e della fascinosa comunicativa che pervadeva il grande presentatore, genovese di nascita e milanese d’adozione. Tognazzi è qui un giugiolone spaesato, Tortora era il semidio dallo sdegno ad ogni passo o parola trattenuto a stento.

    Sono i rischi del confronto coi giganti del passato a cui l’ansia di biografismo che anima la struttura fiction della Rai costringe sceneggiatori, registi, attori, dirigenti. Ma se biografia deve essere non si può spostare dagli anni Sessanta agli Ottanta, seppure en passant in un dialogo amoroso tra Tognazzi-Tortora e Guaccero-Scopelliti, il celeberrimo balletto coi colleghi Corrado, Bongiorno e Baudo, ospiti in un varietà di Mina. L’attrice chiamata a impersonare Paola Borboni, l’unica che riuscì a far aprir becco allo scontroso pappagallo di Portobello, sembra qualcosa tra la Befana e Nerina Montagnani.

    Lei!? Una superba bisbetica indomabile. Minuzie, si dirà, che però minano l’architettura di credibilità necessaria a un lavoro del genere.

    Il caso Enzo Tortora, sceneggiato da Simona Izzo e Giancarlo De Cataldo per la regia dello stesso Tognazzi, arriva dopo tanti libri, speciali televisivi e un film, Un uomo perbene di Maurizio Zaccaro con Michele Placido, che hanno ampiamente sviscerato la vicenda senza lasciare ombre. La condanna dell’eterno ritorno, senza possibilità di requie, non cancella ciò che è stato, non risarcisce, non chiarisce. Alimenta, semmai, le pretese artistiche dei singoli e quelle alimentari del sistema produttivo.

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