Sformat di Mariano Sabatini – I visionari di Rai5 e l’effetto “grande bellezza” di Sorrentino

Sformat di Mariano Sabatini – I visionari di Rai5 e l’effetto “grande bellezza” di Sorrentino

Sottrazione anziché addizione per I Visionari, in onda il giovedì alle 22

    I Visionari Rai5

    Ci si lamenta spesso della latitanza degli intellettuali, chiusi nella loro torre d’avorio: impegnati a viaggiare vorticosamente attorno al loro ombelico, incapaci di applicarsi alla realtà, alla volgarità del quotidiano, al pigolio delle piccinerie umane. Su Rai5 ho intercettato un programmino, dal titolo I visionari (il giovedì alle 22.10), dieci appuntamenti a cura di Costanza Melani che, leggo, mirano a scoprire: Cosa si nasconde dietro una semplice parola? Quanti mondi si aprono, se ci fermiamo a pensarla, immaginarla, raccontarla? Ne sono protagonisti importanti scrittori italiani che dicono la loro su le nuvole, la chiave, gli amanti, la strada, le torri, il giorno, gli specchi, il mostro, le monete, l’albero. Erri De Luca, Dacia Maraini, Paolo Giordano, Cristina Comencini, Nicola Lagioia, Valeria Parrella, Michela Murgia, Antonio Pascale, Grazia Verasani e Teresa Ciabatti sono i “narratori per immagini, in viaggio tra parole, letteratura, cinema, musica e vita quotidiana”.

    Ambizione non da poco, a cui le autorevoli penne (o tastiere?) si applicano con scrupolo, in un sabba citazionistico senza pari. Vince non chi la spara più grossa, ma chi si attiene al compito dato con maggiore capacità elziviristica. La divagazione dotta in tal caso diventa d’obbligo. Parlando di Mostro, De Luca ci ricorda, a ragione, che “i bambini nascono con la testa piena di mostri, poi vengono curati, medicati con rimedi omeopatici: le favole”. Maraini ritiene che “il vero mostro sia il Male”. Michela Murgia, che non si è ancora ripresa dalle Invasioni barbariche, teme la “pagina bianca” e la “scrittura non necessaria”… il rischio dell’autoreferenzialità romanzesca c’è sempre.

    E forse un simile format, che fa della coralità il suo atout, avrebbe guadagnato dall’elisione delle voci. Sottrazione anziché addizione, per evitare l’effetto Terrazza di Ettore Scola o Grande bellezza di Paolo Sorrentino. Per dare a ciascuno il giusto peso.

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