Sformat di Mariano Sabatini – Elogio della voce e della misura di Paolo “the voice” Pagliaro a Otto e mezzo

Sformat di Mariano Sabatini – Elogio della voce e della misura di Paolo “the voice” Pagliaro a Otto e mezzo

In televisione si è perso il culto della bella voce

    Il punto di Paolo Pagliaro a Otto e mezzo

    C’è una battuta del film Qualcosa di personale in cui il giornalista veterano Robert Redford parla della voce di Michelle Pfeiffer, collega in carriera, come di valuta pregiata. Anche in tv, non solo al cinema (in Italia soprattutto per opera di magnifici doppiatori), la voce e l’uso che se ne fa si rivelano strumenti preziosi, ancorché sottovalutati. Col tempo i selezionatori – esistono ancora? – hanno smesso di cercare voci con un carattere, in grado di irretire, conquistare, rassicurare, guidare il pubblico.

    Le famose “signorine buonasera”, Nicoletta Orsomando, Rosanna Vaudetti, Mariolina Cannuli, sono ancora oggi amate perché non si limitavano a snocciolare i programmi della serata: con i sorrisi d’ordinanza e inflessioni autorevoli accompagnavano i telespettatori in poltrona. E qui siamo ancora all’abbinata volto, gradevole, voce piacevole. Volendo ricorrere ad un esempio di opposto segno, basterebbe citare Giovanni Masotti. Il corrispondente Rai da Mosca ha preso a imbrillantinarsi i capelli (con il grasso di foca, forse?) e continua a chiudere i servizi con quella caratteristica, irritantissima, scivolata vocale.

    Come a sfottere chi ha la bontà di ascoltarlo.

    Se giustamente Enzo Biagi sosteneva, pensando ai colleghi del piccolo schermo, che è più facile diventare una firma che una faccia; allo stesso modo è molto più rapido diventare un volto popolare piuttosto che una voce riconoscibile.

    Lo sono, voci riconoscibili, Michele “comitato” Guardì o i ragazzi terribili della Gialappa’s, portatori sani di arguzia ingaggiati persino dalla pubblicità. Ognuno avrà le sue preferite. Ogni sera, seguendo Otto e mezzo, personalmente mi lascio prendere da quella imperturbabile di Paolo Pagliaro, tra l’altro autore con Lilli Gruber del talk show su La7. Di solito il suo “punto”, tra gli editoriali più seguiti insieme a quelli dei grandi quotidiani, arriva dopo un primo giro di domande e risposte e appare tanto più incisivo perché non c’è il volto di chi lo firma a distogliere da argomentazioni così ben proposte. Pagliaro tratta di politica, economia, società, costume, secondo chi siede in studio, e lo si ascolta sempre con il piacere dell’incontro con chi può pensarla diversamente da te ma che si fa notare per la pacatezza e chiarezza dell’esposizione. I suoi pezzi andrebbero letti nelle scuole di giornalismo per insegnare il senso della discrezione ai (tele)giornalisti che verranno.

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