Sformat di Mariano Sabatini – È uno di quei giorni che… ci accorgiamo che il bignami tv non funziona

Sformat di Mariano Sabatini – È uno di quei giorni che… ci accorgiamo che il bignami tv non funziona

Il programma che ha sostituito "La Storia siamo noi", "E' uno di quei giorni che

    E' uno di quei giorni che

    Mentre la Rai pensa di spedire alla lunga sosta il giornalista Giovanni Minoli, che si è appropriato della Storia siamo noi e ne ha fatto un appuntamento riconoscibile, Raitre lancia un programma pastrocchio, È uno di quei giorni che… (il venerdì, alle 23.05) che vorrebbe vellicare la nostalgia di chi ha vissuto certi avvenimenti o presunti tali, più che offrire un’organica analisi sulla nostra storia recente. Cinque appuntamenti, cinque eventi o presunti tali, non si capisce bene scelti con quale criterio. Conducono la radiofonica Federica Gentile, che mima Nicoletta Orsomando in confezione burlesque, il conduttore/critico tv Massimo Bernardini e il cantautore Mario Lavezzi. Ménage à trois, unione di fatto, lontana anni luce da affinità di tipo elettivo.

    Gli autori – Francesco Valitutti, Massimo Bernardini, Mario Lavezzi, Francesco Linguiti, Vanessa Roghi – allestiscono un percorso di genere Emozioni, in cui è maestra Simona Ercolani. Manca però la capacità di fidelizzare il racconto lungo un fil rouge che uniformi i materiali.

    Lavezzi canta e suona, motivi a tema; la Gentile si propone in versione brava dicitrice; Bernardini si appoggia ai giornali, ansioso di ricordare le ascendenze giornalistiche. Si galoppa velocemente, in un blob che tutto ingloba, per arrivare, addirittura inscenando un accenno di battibecco generazionale legato alla protagonista di Paradise, che a Bernardini fa schifo e piace invece alla Gentile, all’acme del trionfo dell’Italia ai Mondiali dell’11 luglio 1982.

    Tra banalità (“la radio, colonna sonora delle nostre vacanze”), scontate citazioni cinematografiche e televisive, ci disponiamo a rivivere l’evento, ormai consunto. Quante volte dovremo rievocarlo, per considerarlo storia? I conduttori (con la collaborazione dell’ex direttore di Raitre, Antonio Di Bella) ce la mettono tutta: alzano la voce, la modulano, sorridono, recitano i testi… si propongono, insomma, in veste di perfetti teleimbonitori della memorialistica. Il problema è un altro. Ci siamo già commossi per tutto: non abbiamo più lacrime, non per questi superficiali bignami da piccolo schermo, venati di dietrologia.

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