Sformat di Mariano Sabatini – Donne, vittime e carnefici su La7d addomestica all’orrore del quotidiano

Donne, vittime e carnefici in onda il martedì sera su La7d con Francesca Fanuele produce solo un forte senso di fastidio

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    Donne vittime e carnefici Francesca Fanuele

    Gran parte del senso di fastidio che si avverte dinanzi ai tanti programmi imperniati sulla cronacaccia nera – proliferano come quei negozi cinesi, perché evidentemente la morbosità del pubblico li richiede – è dovuta al linguaggio utilizzato. Qualcuno lo dica a Francesca Fanuele, conduttrice di Donne, vittime e carnefici (il martedì sera su La7d); o meglio, bisognerebbe informare gli autori Marina Loi, Flavia Triggiani e Paolo Fazzini, a cui si devono certe perle: “crimini efferati”, “brutali omicidi” , “feroci assassine”. Espressioni che, soprattutto se pronunciate con il giusto tono dark, si suppone aggancino gli appassionati del noir televisivo alla poltrona, dai titoli di testa a quelli di coda.

    Inutile sperare. Sulle teste di questi autori son passate invano le migliaia di pagine di George Simenon, maestro indiscusso del giallo letterario, con decine di avventure del commissario Maigret in cui non è usato un aggettivo che non fosse indispensabile. Ben più inquietanti della dimensione romanzesca, i fatti reali dovrebbero suggerire maggiore sobrietà per evitare le stucchevolezze. Omicidi, assassini, crimini, di per sé carichi di pathos, non necessitano di addizioni. Come non giustificano la sovrabbondanza di cantori sul piccolo schermo.

    Donne, vittime e carnefici, per la regia di Luca Alcini, prevede otto appuntamenti: ieri sera rievocava l’omicidio di Maurizio Gucci del 1995, per il quale è stata condannata la ex moglie dell’imprenditore, Patrizia Reggiani. Nessuna rivelazione o notizia, solo racconto, in parte demandato alle docufiction; con il non trascurabile merito, bisogna dirlo, di escludere i soliti nunzi del male (Roberta Bruzzone, Francesco Bruno, Paolo Crepet, Alessandro Meluzzi) dagli expertise macabri in studio. Di nero abbigliata, Francesca Fanuele pensa magari di sopperire alla neghittosità dei testi con l’intonazione drammatica d’ordinanza. Un genere di programmi, questo, che aggiunge figurine di celebri criminali all’albo (se non esiste, diamo un’idea all’editore Panini) del crimine planetario e che nell’iterazione dell’orrore addomestica al Grand-Guignol. Peccato che si tratti di vita, non di teatro.