Sformat di Mariano Sabatini – Difficile descrivere l’emozione dell’incontro tra papa Bergoglio e Ratzinger davanti alle telecamere

L'incontro tra Papa Francesco e Benedetto XVI davanti alle telecamere resterà uno dei più emozionanti della storia mondiale

da , il

    Papa Francesco e Papa Emerito Benedetto XVI

    Come racconteremo ai nipoti l’emozione che, anche da non praticanti, ci ha colto alla vista dei due papi insieme, sabato scorso, nella residenza di Castel Gandolfo? Per fortuna ci saranno le immagini a documentare un evento di rara eccezionalità, i cui risvolti chissà quando ci saranno del tutto chiari e le cui conseguenze stentiamo a prevedere. Alla televisione è riservato il grande privilegio di scrutare e amplificare quanto accade. Abbiamo potuto addirittura ascoltare un passaggio del colloquio tra papa Francesco e l’emerito Joseph Ratzinger, che appare ora molto più fragile, con poca voce, insicuro sulle gambe coadiuvate dal bastone. Eppure, al cospetto del predecessore che pure gli ha giurato obbedienza e reverenza, Bergoglio è sembrato intimidito, ha usato il lei, non si è lasciato andare a gesti estemporanei.

    Qualche istante prima che si spegnessero le telecamere, abbiamo potuto notare sul tavolino che avevano davanti i due vescovi di Roma, quando si sono seduti per la conversazione privata, uno scatolone e una busta chiusa. Le cronache hanno avanzato l’ipotesi di documenti privatissimi che Ratzinger avrebbe inteso trasferire personalmente nelle mani di Bergoglio.

    Di certo, le pieghe imperscrutabili di quello che è stato definito “l’anno zero della Chiesa” alimentano curiosità e speculazioni giornalistiche; tese a strappare brandelli di verità su corruzione della curia, pedofilia, lobbies omosessuali, scandali dello Ior. Gianluigi Nuzzi, che ha dato la stura a vatileaks lavorando al libro-inchiesta Sua Santità, prosegue il suo viaggio conoscitivo all’interno delle cose vaticane con La scelta del papa (sabato, alle 21.10, su La7), sull’abdicazione di Ratzinger e la conseguente elezione di Francesco. Nel logo del programma, scritto con Lucio Mollica ed Ernesto Pagano, un fulmine colpisce la cupola di San Pietro, sotto la quale partono le radici di quella che sembra una mala pianta.

    Nuzzi incontra preti di strada, ma anche Ermanno Olmi, Niki Vendola (“La Chiesa avversa gli omosessuali e lo fa sotto la cappella Sistina, realizzata dal genio di Michelangelo, un omosessuale”), Emma Bonino (“La legge sulla procreazione assistita è stata tra le più clericali”), Enzo Bianchi, i vaticanisti Giacomo Galeazzi, Gian Franco Svidercoschi, Ignazio Ingrao e altri. Senza reticenze, il giornalista ripercorre le tappe del pontificato di Benedetto XVI ponendo l’accento soprattutto sulle gaffe commesse, significative della solitudine del papa intellettuale, perso negli intrighi del palazzo. Il passo indietro sembra fatto per il bene della Chiesa, libera così di ripartire. Scegliendo magari di allentare la morsa sulla società civile e politica per riflettere su se stessa.