Sformat di Mariano Sabatini – Da Sottovoce all’afonia… quella di Gigi Marzullo sembra tanto una provocazione

Da Sottovoce all'afonia: la provocazione di Gigi Marzullo, attuale vicedirettore di Rai Uno

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    Gigi Marzullo Sottovoce

    Fatta la legge, trovato l’escamotage. Il direttore generale ha emanato una circolare – per molti versi condivisibile – secondo la quale chi ricopre incarichi dirigenziali in Rai deve limitare la presenza davanti alle telecamere. Se non si può agire la damnatio memoriae su gente come Fabrizio Del Noce, Flavio Cattaneo o Mauro Masi, magari così si eviterà in futuro l’infilata dei camei di quei direttori che, sedendo d’imperio in prima fila negli studi tv, si garantiscono una riconoscibilità a cui non hanno diritto. Magari accadrà, lo speriamo. Nell’immediato la suddetta direttiva ha generato su Rai1 uno strano ibrido di chi è doveroso dar conto.

    Lo storico Sottovoce, in cui il conduttore ha sottoposto ai suoi tormentoni (“La vita è sogno o i sogni ci aiutano a vivere meglio?” e via così) schiere di presentatori-attricette-scrittori-intellettuali insospettabili, è passato dai toni soffusi all’afonia senza soluzione di continuità: Gigi Marzullo, l’anchorman che si sveglia a “mezzanotte e dintorni”, così s’intitolava un altro suo cult, ha eliso le sue domande in post produzione. Con il risultato che gli ospiti danno vita a spettacolari monologhi, sull’onda di quella che appare una follia declaratoria, a tratti esilarante.

    E finché si tratti di veline, poco male.

    Diventa un problema con un scrittore svampito (povero Luciano De Crescenzo, non ha nessuno a consigliarlo bene) o un autorevole magistrato. L’altra sera abbiamo assistito al soliloquio infinito di Giancarlo Capaldo, autore di Roma mafiosa (ed. Fazi), che ha avuto l’ardire di affermare di aver scelto la carriera di giudice perché è una persona schiva. Lo diceva senza sorridere, come se fosse del tutto inconsapevole di star concionando da mezz’ora alla nazione. Senza che nessuno gli rivolgesse un pur vago pungolo, nella migliore, si fa per dire, tradizione marzulliana. Chissà se qualcuno aveva avvertito Capaldo della straordinaria innovazione dell’anchorman avellinese. È vero che, al di là delle apparenze e della permanenza in video, Marzullo ha sempre avuto la vocazione a lavorare poco (solo a un epigono di Oblómov poteva venire in mente di proporre il fatidico “Si faccia una domanda e si dia una risposta”), ma questa trovata ha tanto il sapore della provocazione di stampo democristiano all’indirizzo del settimo piano di viale Mazzini.