Sformat di Mariano Sabatini – Con tanti vecchi format sulle parole, sbagliato acquistare Ruzzle

Sformat di Mariano Sabatini – Con tanti vecchi format sulle parole, sbagliato acquistare Ruzzle

Sbagliato fare di Ruzzle un game show quando si potrebbero inventarne di nuovi o rispolverarne di vecchi

    Ruzzle in tv

    Non ho ben capito cosa sia Ruzzle, tranne che si basa sulle parole che i concorrenti devono individuare nel minor tempo possibile. Si tratta di un’applicazione per tablet e smartphone amatissima da oltre cinque milioni di incalliti giocatori in tutto il mondo. Leggo, anche su Televisionando, che i dirigenti di Mediaset avrebbero già pensato di acquistarne i diritti per trasformarlo in un game show televisivo.

    C’è già anche il conduttore, Gerry Scotti, che ha dichiarato: “Abbiamo già contattato la società che produce Ruzzle per trasformarlo in un nuovo format. In questo periodo in cui l’idiozia pare dominare, un gioco che usa le parole non può che fare bene a tutti. Assomiglia maledettamente ai miei due giochi del cuore: i cruciverba e il quiz televisivo Paroliamo. Penso che si possa sviluppare in tv, per questo sto già lavorando al progetto. Potrebbe diventare una gara a due o a quattro concorrenti, vediamo”. Da formidabile uomo di prodotto, Scotti ha centrato il problema.

    In sessant’anni di vita, la televisione è ricorsa spesso ai giochi imperniati sulle parole e sulla conoscenza di queste. Benché sia comprensibile voler inseguire i fanatici di Ruzzle, vien da chiedersi perché non rispolverare uno dei programmi già sperimentati e pensati per lo specifico televisivo. A tal proposito, appare strano che Scotti tra le ascendenze di Ruzzle non citi il suo Passaparola, in onda nel preserale di Canale 5 fino al 2008. Si trattava di un quiz di nuova generazione, non basato esclusivamente sulla fortuna e i tentativi alla cieca come sono L’Eredità o Reazione a catena, che consentiva l’accreditamento di personaggi in grado dalla definizione di risalire al termine richiesto.

    Ricorderete Ferdinando Sallustio, autore di filastrocche ed oggi scrittore, a lungo campione incontrastato.

    Parlando dell’altro secolo, sul finire degli anni Settanta su Telemontecarlo con Lea Pericoli e poi nel 1982 in Rai condotto da Marco Dané, andò in onda Paroliamo, basato sull’assemblaggio di parole dalle lettere date. Il che richiedeva una corretta conoscenza dell’ortografia e un’ampia dotazione lessicale. Mentre a Parola mia, ideato e condotto da Luciano Rispoli per tre fortunatissime edizioni dal 1985 al 1988 nel tardo pomeriggio di Raiuno (poi riproposto in 70 appuntamenti su Raitre nel 2002-03), studenti liceali e universitari si sfidavano a colpi di definizioni, etimologie, modi di dire, eccetera. Questo per dire che esiste un’ampia produzione televisiva in ambito linguistico, esperienza da cui partire per ideare qualcosa di nuovo. Ma la tv, senza distinzione tra servizio pubblico e network commerciali, preferisce purtroppo acquistare i format, anziché inventarne e magari rivendere all’estero.

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