Sformat di Mariano Sabatini – Celi, mio marito! Perché sia chiaro che Twitter è diverso dalla tv

Sformat di Mariano Sabatini – Celi, mio marito! Perché sia chiaro che Twitter è diverso dalla tv

Il nuovo programma di RaiTre Celi, mio marito! ci insegna quanto i social network siano diversi dalla televisione

    Celi mio marito

    La televisione in affanno d’idee e di budget pesca nel web per darsi nuovi protagonisti. Andrea Vianello, direttore di Raitre, ha pensato bene di cooptare Lia Celi, twitterstar, da oltre 50mila follower (in crescita). Un’autentica regina della Rete che davanti alle telecamere di Celi, mio marito!, dal lunedì al venerdì alle 20.10, deve di sicuro sciogliersi, visto che ogni tanto s’inceppa sui rotacismi atavici e soprattutto tradisce uno spaesamento che non avremmo mai sospettato leggendone i cinguettii fulminanti.

    Il programma satirico (?), a firma di Lia Celi, Giovanna Ciorciolini, Gianluca Santoro, con la collaborazione di Assunta Magistro, va in onda da una terrazza condominiale, con tanto di pannucci sciorinati. Ci si ritrova in terrazza, con un occhio ai social network – si può interagire con @cielimiomarito e via Skype – e tanto di hashtag, #amanticeposto o #bisognodaffitto, per sentirsi parte della comunità dei sorridenti. Di quelli che soffrono la crisi, in fondo trovando in essa motivi per stare allegri, con un minimo di sforzo.

    Gli appigli alle chiacchiere vengono dall’attualità (“Andreotti non è morto, è stato nominato senatore a vita… eterna”), dal costume, dai mutamenti sociali.

    L’andamento del programma, con passaggi letargici tipo quelli di un tal poeta tristissimo, rende evidente a chi guarda – non ai dirigenti né agli autori – come esprimersi in centoquaranta caratteri sia di gran lunga diverso, non voglio dire più agevole, dal muoversi nell’acquario televisivo; dove il racconto dovrebbe avere uniformità narrativa. Celi e i suoi suppongono invece che basti ogni tanto un tweet ben piazzato per far dimenticare la pretestuosa decontestualizzazione linguistica in cui si muovono. Ebbene, non basta. Ridere è un diritto: non facciamolo diventare un dovere, in omaggio alla reputazione della conduttrice.

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