Sformat di Mariano Sabatini – Berlusconi vs Santoro, tanto rumore per nulla e un sostanziale pareggio televisivo

Sformat di Mariano Sabatini – Berlusconi vs Santoro, tanto rumore per nulla e un sostanziale pareggio televisivo

Berlusconi da Santoro a Servizio Pubblico: solo tanto rumore per nulla

da in Servizio Pubblico, Sformat, Talk Show, Silvio Berlusconi
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    Berlusconi da Santoro a Servizio Pubblico nella puntata del 10 gennaio

    Il successo o l’insuccesso di una trasmissione, nell’era dei social network, è percepibile non solo attraverso le certificazioni dell’Auditel. Si misura anche sulla tensione, curiosità, attenzione che – prima, durante e dopo – coagulano attorno ad essa. In questo senso l’appuntamento di ieri sera di Servizio Pubblico, su La7, è stato un grandissimo successo: titoli dei giornali, cinguettii, commenti continui su Facebook e nei blog. Con ascolti esorbitanti.

    Sarebbe interessante sapere se Bruno Vespa, sempre pronto a stendere tappeti rossi per avere Silvio Berlusconi sulle comode poltroncine bianche di Porta a porta (due volte nel giro di pochi giorni), si sia sintonizzato, nella speranza che capisca come si costruisce una trasmissione dove chi accetta di partecipare lo fa nella consapevolezza di esporsi; nell’interesse di chi segue da casa e deve decidere se votare per lui o no, al di là delle strategie propagandistiche e delle trovate spettacolari.

    Per i due terzi della scaletta il programma che prevedeva un uno contro quattro, l’ex premier a confronto con i poco amichevoli Michele Santoro, Marco Travaglio, Luisella Costamagna e Giulia Innocenzi, è filato via liscio. Sandro Ruotolo ha tenuto i tempi con scrupolo, badando che Berlusconi essendo in minoranza avesse un esubero di minuti in risposta, mentre il leader di fatto del Pdl rispondeva con spirito alle bordate che riceveva. La scelta di affrontare l’arena conferma l’attitudine da sedicente lottatore dell’ex premier, che aveva tra l’altro tutto l’interesse ad esserci per contattare il vasto pubblico della prima serata, benché, a onor del merito, rimanendo a La7 avrebbe potuto optare sulla partecipazione con meno incognite a Piazzapulita.

    A Servizio Pubblico abbiamo assistito ad una schermaglia basata su un raffinato gioco delle parti, in cui nessuno ha finto o dissimulato ciò che non era.

    L’idillio tra il cavaliere e l’anchorman salernitano si è rotto sulla pretesa del primo di replicare alle performance di Marco Travaglio (si è addirittura seduto al suo posto, con ciò sancendo l’inquietante intercambiabilità tra giornalisti e politici), con la lettura di un appunto sulle condanne al giornalista torinese, nemico pubblico numero uno, che gli era stato preparato dai consulenti. Santoro non ha accettato di sentir dire che Travaglio, genio del male secondo Berlusconi, sia responsabile tra l’altro della cacciata di Indro Montanelli dal Giornale.

    Il cavaliere senza perdere il sorriso e raccomandando ai ragazzi del pubblico di non farsi infinocchiare ha lasciato lo studio di Cinecittà prima delle vignette di Vauro, ultimo esempio vivente di veterocomunista. Ma a quel punto il match era concluso, con un sostanziale pareggio televisivo. Invece di concentrarsi su oggi e sull’immediato futuro, la squadra di Servizio Pubblico ha scelto di recuperare il tempo perduto di tutti gli incontri mancati in questi anni. Hanno dato vita a una sorta di bignami televisivo sul fenomeno Berlusconi – il giudizio della stampa estera, i rapporti con Merkel, i processi, i legami con tanti inquisiti o condannati– che non ha aggiunto più di tanto a ciò che sapevamo. Tanto rumore per nulla, o quasi.

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