Sformat di Mariano Sabatini – Bellissimo il Festival di Fazio a rischio noia

Sformat di Mariano Sabatini – Bellissimo il Festival di Fazio a rischio noia

Il resoconto sulla prima serata del Festival di Sanremo 2013 e sui suoi protagonisti: Crozza, Cutugno e i cantanti in gara

da in Festival di Sanremo 2013, Sformat
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    Siamo tutti orfani di Al Bano, Orietta Berti, Iva Zanicchi… ora persino Toto Cutugno, l’italiano vero, ricerca gli intellettualismi e si fa supportare dal coro dell’Armata rossa. Tutti invochiamo la qualità al Festival di Sanremo, ma diciamoci la verità: il maggiore divertimento è seguire la gara canora con gli amici in casa o sui social network per spargere veleno su conduttori, cantanti ed ospiti. Le edizioni curate da Fabio Fazio, passate e presenti, si segnalano per misura (siamo ancora in piena èra Monti, la sobrietà innanzi tutto!), capacità di innovazione, qualità. Poiché il conduttore sa che un pizzico di nazionalpopolare ci vuole – avendo abolito anche le bonazze bionde e more, nel ruolo di valletta – si è messo a canticchiare con Cutugno.

    Canzoni di livello alto alla “prima”, in doppia esecuzione per assecondare la spending review Rai “paghi uno e prendi due”, con la sola scivolata ipermelodica di Maria Nazionale, che pure portava in dote brani firmati da Enzo Gragnaniello e da Servillo e Mesolella degli Avion Travel. Pregevoli Daniele Silvestri, Simona Molinari con Peter Cincotti, Raphael Gualazzi.

    Nel ruolo di cocondutrice Luciana Littizzetto, pur molto contenuta, ha saputo tenere alto il tasso di humor. A Maurizio Crozza l’onere di spazzar via il lieve torpore che aleggiava, favorito tra l’altro dalla cupezza della scenografia realizzata da Francesca Montinaro. Contro il comico genovese si è scatenata la claque, assoldata, in una platea di soli posti a pagamento (si dice, anche per i volti Rai), per creare il caso. Il performer di Crozza nel paese delle meraviglie su La7 ha dato vita ad un mini recital; da Silvio “formidabile-corruttible-ingovernable” Berlusconi, passando per Bersani sfigatissimo, fino a Cordero di Montezemolo, convinto che la moneta corrente sia il “milaeuro”. Satira in nome della par condicio, più realistica che iperbolica. Perciò più temibile.

    Quando vuole, la tv sa interpretare i tempi, fino ad anticiparli.

    Meno male nessuno ha stigmatizzato l’arrivo sul palco dei due ragazzi, prossimi alle nozze a New York. Il loro intermezzo muto, venato di poesia ed emozione, ha ben sintetizzato la condizione degli omosessuali in questa nostra Italia arretrata, dove i diritti civili sono un optional. Guarda caso, i contestatori si sono scatenati solo per le battute relative all’ex premier. Indignazione a comando, che fatica a distinguere il dissenso dallo schiamazzo e che diventa colpevole interruzione di servizio pubblico. Del resto, Sanremo è Sanremo, senza polemiche che Sanremo è?

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