Sformat di Mariano Sabatini – Amore criminale senza volerlo alimenta la morbosità attorno ai casi di cronaca nera

Sformat di Mariano Sabatini – Amore criminale senza volerlo alimenta la morbosità attorno ai casi di cronaca nera

Luisa Raniera conduce Amore criminale programma che si interroga sulla violenza sulle donne in onda il venerdì su RaiTre

    Luisa Ranieri Amore Criminale

    Il tema della violenza sulle donne è molto “caldo”, se ne dibatte comprensibilmente con passione e frequenza. Qualcuno ha pensato addirittura di inventare il neologismo femminicidio, come se non bastasse il termine arcaico. Come se occorresse una parola ad hoc per raccontare la bestialità di certi uomini; il che mi appare come un onore spropositato. A volte la troppa partecipazione nel gestire ambiti così delicati porta a commettere delle leggerezze.

    Serve distanza, freddezza, bisogna evitare l’accanimento terapeutico dilettantesco e lasciare che i professionisti si occupino di quello per cui si sono formati. A tal proposito, ho visto un’attrice intelligente, Lunetta Savino, leggere un testo a margine di una partita di calcio ripresa dalla tv. Tre minuti di raccoglimento e contrizione concordati, ai margini del rito virile per eccellenza, liturgia domenicale che la maggioranza degli uomini amano sopra tutto. Calcio d’inizio, coscienze tacitate, e tanti saluti.

    È perciò che guardo con sospetto a programmi come Amore criminale, il venerdì in prima serata su Raitre, con Luisa Ranieri nel ruolo di presentatrice. Bellezza semplice, sguardo intenso, Ranieri intervista brevemente avvocati ed esperti, poi lancia i servizi con le testimonianze di donne e minori – i minori sono la novità della stagione – vittime di violenze.

    Sempre meglio dell’enfasi nevrotica di Camila Raznovich, ma Ranieri è un’attrice e si percepisce che recita, legge con scrupolo ciò che gli autori hanno la cortesia di porgerle.

    I filmati, su musiche ben scelte e utili a moltiplicare le emozioni, sono molto simili a dolenti videoclip. L’iperrealismo che domina il format (a firma di Matilde D’Errico, Maurizio Iannelli e Luciano Palmerino), con più casi giustapposti, alimenta il voyeurismo di un’ampia fetta di telespettatori; gli stessi che decretano il successo di questo genere televisivo, sovrabbondante su tutte le reti. Quarto grado in primis. Le protagoniste dei casi di cronaca vengono invitate in studio a leggere la motivazione della scelta di visibilità, manco avessero bisogno di una pubblica assoluzione.

    In apertura la presentatrice prega gli adulti di tenere i minori lontani dal programma, così se per caso – come verosimile – un quattordicenne fosse davanti alla tv da solo sarebbe avvinto fino alla fine. Di volta in volta arrivano in studio attori, Vincenzo Salemme o Flavio Insinna, testimonial volenterosi contro la maschia ferinità. Così anche i lettori di Chi e Vero sono accontentati. Ma su tutto aleggia l’alibi incontrovertibile della giusta causa.

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