Sformat di Mariano Sabatini – Alla faccia di Bonolis, Le amiche del sabato replica il modello della Vita in diretta

Sformat di Mariano Sabatini – Alla faccia di Bonolis, Le amiche del sabato replica il modello della Vita in diretta

L’attitudine alla ripetitività in televisione sta logorando il mezzo che non riesci più a scommettere sulla sperimentazione e propone programmi uno uguale all'altro

    Lorella Landi Le amiche del sabato

    Ogni tanto i televisivi fanno autocritica, apprezzabile quando si rivela sincera. Oggi ci ha pensato Paolo Bonolis, l’urlatore di Avanti un altro su Canale 5: dalle pagine del Corriere della sera lancia un grido d’allarme sui programmi fotocopia. L’attitudine alla ripetitività non riguarda solo gli autori, ne sono corresponsabili i capistruttura e i direttori di rete desiderosi – il discorso vale tanto per i network generalisti quanto per le emittenti tematiche – di pescare pubblico nel medesimo bacino e senza rischi sperimentativi.

    Ne consegue un appiattimento generale dell’offerta, per cui i telespettatori sono condannati ad una irriducibile sensazione di déjà-vu, in tutti i generi; con minime variazioni sul tema per quanto riguarda i format e nessuna originalità per quanto concerne la collocazione in palinsesto. Nel preserale troveremo, ad esempio, immancabilmente un game show (L’Eredità contro Avanti un altro), intorno a mezzogiorno i cooking show (La prova del cuoco vs I menù di Benedetta), e via così. Se nell’immediato spartirsi gli estimatori della medesima torta può dare risultati soddisfacenti, sulla lunga gittata questo tipo di strategia determinerà un progressivo logoramento di soluzioni di comodo.

    Visto che tutti i pomeriggi su Raiuno la matrona Mara Venier con il gradevole Marco Liorni spopolano a La vita in diretta, nel giorno prefestivo converrà tentare di replicare quei toni e quegli spunti a Le amiche del sabato. Ideato da Tonino Quinti e Cesare Zavattini, scritto con Mauro Caporiccio, Vincenzo Galluzzo, Enrica Marchesi, Cristina Carbotti, il programma è condotto da Lorella Landi (anche autrice), senza un briciolo della spontaneità e della sicurezza del mezzo che dimostra Venier, anzi con una certa tendenza alla nenia nella voce.

    Al suo fianco c’è Danilo Fumiento, il Liorni che passa il convento.

    Il vippame in studio (D’Eusanio, Weber, Ciampoli, Roncato, Nudo)
    è chiamato ad esprimersi sul quesito fondamentale “ma che fine hanno fatto gli uomini?”, altri intervengono in collegamento per testimoniare l’esistenza in vita (il playboy scaduto Gigi Rizzi) e ci sono servizi di variabile disinteresse. Tra l’ennesima riproposizione della carriera e love story osvaldiana di Orietta Berti e il ritorno sulle scene di Jo Squillo non sai per chi strapparti i capelli. Vespa ha la sciarpa di Telethon al collo e l’ultimo tomo – sempre meglio unire l’utile al compassionevole – da televendere. Insomma, il titolo è un altro ma sembra La vita in diretta e la variazione onomastica possiamo considerarla già una notevole spinta ideativa.

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