Sformat di Mariano Sabatini – Aiuto, stiamo ingrassando!, un modo per sentirsi protagonisti

Sformat di Mariano Sabatini – Aiuto, stiamo ingrassando!, un modo per sentirsi protagonisti

Aiuto, stiamo ingrassando! su Fox Life mette a dieta i genitori e continua il filone della televisione penitenziaria e della mortificazione pubblica

da in Fox Life, Sformat, Sky
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    Aiuto, stiamo ingrassando! su Fox Life

    Solo la beata mancanza di coscienza di sé può far convivere sul piccolo schermo, che in questo denuncia tutta la sua schizofrenia, gli infiniti format dedicati alla cucina e i reality show allarmisti sulla tendenza generalizzata a mettere su chili. Se il genere Isola dei famosi (che poi erano sempre affamati, di cibo e di fama) o Grande fratello (pure lì, sempre alle prese con il bilancio di spesa da far quadrare) segna il passo – e in questa stagione è addirittura non pervenuto – nell’ambito del factual va di gran moda Marco Bianchi, biologo e divulgatore scientifico, che ha costruito una fortuna editoriale e televisiva sulla corretta alimentazione.

    Da un’intervista sul sito della Rai leggo che ama andare nelle scuole e incontrare i ragazzi: “Vado regolarmente nelle scuole di Palermo per parlare di biologia molecolare, con attività didattiche, laboratori, sperimentazioni. E funziona, dai ragazzi abbiamo un riscontro straordinario, tanto entusiasmo, attenzione, e una capacità di ragionamento metodologico che prima non avevano”. Magari aiuta anche il successo delle discutibili trasmissioni di Bianchi, come Tesoro, salviamo i ragazzi, dove i più giovani imparano – forse – a mangiare meglio, ma il suddetto “ragionamento metodologico” non li porta in ogni caso a considerare le telecamere in tutta la loro perniciosa pervasività. Se prima erano i bambini a dover perdere peso, in Aiuto, stiamo ingrassando! (in onda su FoxLife, il venerdì alle 21.00) sono i genitori a doversi misurare con la bilancia.

    Un ex sportivo, che ora s’ingozza allegramente di pasta e salumi, deve ridurre gli attuali 114 chili ed è la figlioletta, che lo chiama ciccione e inventa simpatiche filastrocche sulle rotondità paterne, a chiedere aiuto a Marco Bianchi. Lo fa, secondo il rituale, con un videomessaggio. Quale bimbetto, prima o poi, non ha preso la telecamerina per lanciare l’s.o.s.

    alla tv!? Un personal trainer e una dietologa compongono il team della missione dimagrimento in cinquanta giorni. Come spinta motivazionale o, se volete, shock positivo, il conduttore adopera le proiezioni in computer graphics per mostrare al malcapitato quanto grasso accumulerebbe in breve. Non è dato capire, invece, come diverrà Bianchi, che ha le dimensione di un asparago, se continuerà a nutrirsi di soia non zuccherata, erbette, spezie varie. Né è dato sapere se, dopo i fatidici due mesi o poco meno, il nuovo stile di vita acquisito verrà mantenuto. Questa televisione penitenziaria conta sulla voglia diffusa di mortificazione pubblica che ha in sé il suo compiacimento ed è un modo come un altro per sentirsi protagonisti.

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