Sformat di Mariano Sabatini – Agorà, un format di successo all’affannoso inseguimento della realtà

Il format di successo Agorà ha l'unico problema di dover inseguire una realtà sempre più incredibile

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    Agora studio

    Quanto accade nella piccola e confettosa Sulmona – se non avesse del grottesco sarebbe drammatico – è uno dei sintomi dello stato di salute della politica italiana. Alle recenti consultazioni amministrative, che in molti comuni hanno portato al ballottaggio condannandoci all’ennesima tranche di campagna elettorale, nella cittadina abruzzese si è arrivati all’assurdo di un candidato sindaco che ha registrato oltre il 25% di preferenze. E dov’è l’anomalia, vi chiederete? Peccato che Fulvio Di Benedetto sia defunto undici giorni prima che si aprissero le urne… Ed ora toccherà al genio dei politicanti locali trovare una soluzione credibile, che non danneggi ulteriormente la credibilità degli schieramenti. Alla tv, nella fattispecie all’effervescente Rosita Rosa che ad Agorà ha sintetizzato l’epifenomeno di Sulmona, spetta invece il compito non facile di raccontare la deriva che viviamo.

    Ogni santa mattina, per rimanere al talk show di Raitre, la redazione allestisce il teatrino della politica: parlamentari, rappresentanti di partito, giornalisti, in formazione eterogenea, schierati uno di fronte all’altro in quella che sembra una serrata partita di tennis. La pallina, badate, siamo noi telespettatori/elettori. Si dibatte, con calore e partecipazione, se il non voto, ovvero l’astensionismo, sia caratteristico delle classi abbienti o di chi si trova in difficoltà economiche; si disquisisce del bipolarismo, se è mai nato oppure no… Intanto l’Italia affonda. E qui è evidente l’inutilità di certi salotti televisivi.

    Al posto di Andrea Vianello, che come si sa ha scelto di dedicarsi in via esclusiva alla direzione di Raitre, c’è Gerardo Greco, per anni corrispondente da New York. Si è persa un po’ di voglia di guardare ai fatti con il sorriso e la sornioneria tipici di Vianello, ma il sostituito – anche in virtù del lungo training dietro le quinte a cui si è sottoposto prima del debutto – ha saputo inserirsi efficacemente nel format di successo. Il problema è che il piccolo schermo sembra in affanno nell’inseguire fatti e personaggi sempre meno comprensibili.