Sformat di Mariano Sabatini – Addio a Franca Rame, che per amore delle donne rivisse lo stupro in diretta

Sformat di Mariano Sabatini – Addio a Franca Rame, che per amore delle donne rivisse lo stupro in diretta

L'estremo saluto a Franca Rame, attrice e autrice, ma prima di tutto donna, che per amore delle altre donne rivisse il proprio stupro in diretta

    Franca Rame rivive lo stupro in diretta

    Anche se, in questo sistema mediatico che ci impone l’eterno ritorno di quelli che si considerano miti, nessuno se ne va davvero, viviamo ogni scomparsa come uno scippo. Ogni volta che muore un attore, un cantante, un regista, un artista si porta via uno spicchio della nostra voglia di fare festa; intesa come disponibilità a regalarci momenti di sublime sospensione del tedium vitae per affidarci al loro eterogeneo estro creativo. È morta Franca Rame, un’attrice/autrice, soprattutto una moglie, una compagna in grado di viaggiare accanto alla figura gigantesca di Dario Fo – drammaturgo, premio Nobel per la letteratura – senza lasciarsi oscurare da lui, e senza fargli ombra. Non bastasse questo, la signora, un’intera esistenza spesa dalla parte della sinistra più radicale, si è meritata l’imperitura gratitudine delle donne e degli uomini sensibili per quanto ha fatto in nome dell’emancipazione femminile.

    Molte delle femministe non gradivano quella che giudicavano colpevole voglia di protagonismo. Certo ogni sua apparizione o coinvolgimento, inevitabilmente all’insegna dell’impegno, in produzioni televisive, a cominciare dallo scandalo della censura legata a Canzonissima 1962, era preceduta o seguita da polemiche, riflessioni ponderose o rivelazioni shock. Mai ciò che la riguardasse passava inosservato: nel sussurro, tutto ciò che diceva sembrava gridato.

    Poco più di vent’anni dopo quella Canzonissima, nel 1988 Franca Rame chiese e ottenne di tornare in tv, nel Fantastico di Adriano Celentano. In prima serata, davanti a quindici milioni di telespettatori, costrinse la platea a rivivere con lei la tragedia dello stupro che aveva subito, e di cui parlava nelle interviste per aiutare chi vivesse lo stesso dramma a non chiudersi in sé. A gambe larghe, sdraiata, telecamera pressoché fissa su di lei, voce rotta dall’emozione: non recitò, non si affidò alla capacità mimetica.

    Per amore delle donne, per insegnare loro il coraggio della parola, rivisse ogni singola emozione, ogni tremore e dolore in diretta. Un monologo-verità da cui uscì turbata ma felice. Addio, cara Franca.

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