Sformat di Mariano Sabatini – A L’Ultima parola, Gianluigi Paragone si rivela un anchorman fabrisfibrato

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    gianluigi paragone a l'ultima parola

    Il bello è che Gianluigi Paragone ci crede, mentre, chitarra elettrica alla mano, intona Gli spari sopra di Vasco Rossi nell’anteprima dell’Ultima parola (il venerdì, 23.50 circa, su Raidue), facendone quasi un incazzato editoriale d’apertura. Accompagnato dagli SkassaKasta, band del programma, l’ex direttore assai responsabile della Padania, infatti, alla fine non si tiene e abbandona le parole precotte del Blasco per un rap sull’attualità a modo suo. Sul governo dei tecnici, “persone cooptate e assai incompetenti, tanto che franano alla prova elettorale…”. E poi, ai limiti del vilipendio istituzionale, contro il presidente Napolitano, “il quale, al di là della retorica diffusa, è uno dei più responsabili di questo pasticcio, ottenuto abusando, andando oltre ai poteri previsti dalla Costituzione”.

    E se lo dice Paragone, che quando bazzicava il senatur Bossi e famiglia non s’era accorto di niente e se gli parli di “cerchio magico” pensa a quello che ha alla testa poiché non lo mandano in prima serata manco se risale in corsa sul Carroccio, possiamo credergli. Smessi i pannucci da nerd di Pontida, tagliati i capelli a zero, buttati gli occhialini da miope alle ortiche e adottato un look decisamente più rock, il sopraffino analista politico guarda tutti da tre metri sopra il pentagramma. La chitarra, dice, “è il megafono della protesta, un altro modo per declinare (?) la protesta”. Sì, perché adesso il vicedirettore di Raidue, nato televisivamente per intuizione della Lega, è molto arrabbiato. Non si capisce bene se per assecondare la spinta populista che cavalca anche il filosofo Paolo Del Debbio su Retequattro, utile a racimolare qualche puntino in più di share, o perché mamma Rai non gli riconosce i meriti acquisiti sul campo.

    Far carriera non equivale, infatti, a diventare un purosangue su cui l’azienda punta. Defenestrato Santoro, a viale Mazzini neppure son stati sfiorati dall’idea di optare, per il giovedì sera, sull’anchorman fabrisfibrato con delega all’informazione (in musica). Peccato, gliele avrebbe “cantate” chiare, al Palazzo.