Sformat di Mariano Sabatini – A Junior Masterchef cucinare è un gioco da ragazzi

Sformat di Mariano Sabatini – A Junior Masterchef cucinare è un gioco da ragazzi

La tv spesso abusa della presenza dei bambini nei programmi come nel casi di Junior Masterchef Australia

    Junior Masterchef Australia seconda edizione

    Ti pareva che non piazzavano i bambini anche in cucina? Tanto poi c’è quell’asparago di Marco Bianchi che li mette a dieta… Ci penseremo, intanto su Cielo è in programmazione la seconda stagione di Junior Masterchef Australia, dove gli aspiranti cuochi sono preadolescenti tra gli otto e i dodici anni, divisi in squadre avversarie, e rivelano sorprendenti abilità cuciniere. In una delle sfide richieste dalla produzione sono chiamati a realizzare un intero menù in un ristorante affollato da cinquanta critici gastronomici.

    Con la supervisione di quattro tutor, dovranno preparare: gamberi alla griglia con formaggio di capra al pepe e salsa agli agrumi; quaglie all’olio d’oliva con melanzane speziate; filetto di manzo marinato con purea di cavolfiore e riduzione di uva nera; ciliegie sciroppate in crema, decorate con sfogliatine fresche. Alla faccia. Roba da far rizzare le papille gustative alla sola vista e indurre il terrore persino in uno chef professionista.

    I bambini alle prese con la pulitura dei crostacei, la denocciolatura delle ciliegie, l’impasto e la cottura in forno delle cialdine… dimostrano una manualità difficile da concepire se non li vedessi all’opera, tra l’altro con il tempo che incalza. In sala, i criticoni assaggiano e si stupiscono per un nocciolo dimenticato o una carne malcotta.

    Non so quale preparazione e studio, magari con implicazioni schiavistiche, possa esserci dietro – e certo i piccoli cuochi non saranno nati con il grembiule indosso e il mattarello in mano – ma i piccoli sembrano divertirsi. E se è vero che questa tv abusa spesso dei minori, con la connivenza dei genitori, snaturando ingenuità e spensieratezza ad esempio dei piccoli cantori; questo format non tradisce implicazioni divistiche né una competizione portata all’estrema sopportazione.

    Nella disinvoltura che dimostrano per la preparazione e la presentazione dei piatti, come nell’organizzazione del lavoro in squadre, è addirittura ravvisabile un che di pedagogico. E per fortuna il tutto è lontano anni luce dalla drammatizzazione esasperata della versione adulti. Si vede che la cucina è davvero un “gioco da ragazzi”.

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