Sformat di Mariano Sabatini – A 25 anni dalla scomparsa, diciamo che il patetismo di Tortora è diverso da quello della D’Urso

Sformat di Mariano Sabatini – A 25 anni dalla scomparsa, diciamo che il patetismo di Tortora è diverso da quello della D’Urso

A 25 anni dalla scomparsa, si torna a parlare di Enzo Tortora

    Enzo Tortora a 25 anni dalla scomparsa

    “Dunque, dov’eravamo rimasti?…”. Non è peregrino, soprattutto di questi tempi, celebrare certe personalità cariche di onori e divenute simbolo di mala giustizia. Ricorrono i venticinque anni dalla scomparsa, prematura, di Enzo Tortora che in qualche modo Silvio Berlusconi, alla recente manifestazione di Brescia contro la magistratura, ha inteso apparentare a sé. Pronta la replica della figlia Gaia, giornalista del TgLa7, all’ex premier: “Mio padre, Enzo Tortora, era un’altra storia”. La racconta il nuovo libro del giornalista Daniele Biacchessi, Enzo Tortora. Dalla luce del successo al buio del labirinto (ed. Aliberti) che riporta stralci di molte interviste clamorose del popolare conduttore.

    Come quella su Oggi a Edgarda Ferri: “La televisione italiana è ormai un baraccone in­sostenibile. Il mio non è un processo ma un ri­trattino. È un jet colossale guidato da un gruppo di dissennati. Un jet che vola a quota assai in­feriore a quella di sicurezza. Farei una seconda televisione, una televisione concorrente. Finché ne avremo una sola andrà sempre così, sarà sem­pre in mano ai politici, non sarà mai indipenden­te e mai obbiettiva”. Quanto meno lungimirante.

    È giusto ricordare Tortora, presentatore e giornalista, senza tirarlo per la giacchetta, senza cioè strumentalizzare la sua vicenda umana e giudiziaria; evitando al contempo di santificarlo. Da più parti gli si muove l’accusa di aver inaugurato la deriva del giornalismo-spettacolo e nell’intervista inedita di Biacchesi, il conduttore di Portobello si difende così: “È una formula molto semplice. L’informazione contiene molto spesso elementi che vanno al di là della nuda enunciazione della notizia e possono diventare, come lei ha detto, anche spettacolo.

    (…) Credo di non essere il solo imputato. Vorrei far presente che se lei dà un’occhiata generica alla pubblicistica italiana può trovare copertine oppure titoli a tutta pagina che sono più porto­belliani di Portobello. Certamente nel programma c’è una rubrica come Dove sei? che fa appello al ricordo, alla memoria in diretta. Io capisco i miei critici e li ringrazio. Si può alcune volte seguire un certo tipo di patetismo. Via via con il tempo, fino a questa ultima edizione, abbiamo cercato di controllare tutte queste parti emotive ed emozio­nali che però non considero gravi, perché stanno nella coscienza popolare: nella gente ci sono mo­menti di ricordo, di nostalgia e, perché no, anche di commozione. Tutti i grandi film, le grandi sto­rie possono contenere momenti strappalacrime. Se facessi emergere solo quella componente sa­rebbe giusto criticarmi per aver portato in tv il lacrimificio, ma Portobello è stato ed è anche altro“.

    E soprattutto, non poteva dirlo Tortora, e dunque recuperiamo: è un conto se il patetismo lo vellica un uomo colto, misurato, attento a spegnere gli eccessi; tutt’altra storia – anche in questo caso – se lo fa, tanto per citare un nome, Barbara D’Urso.

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