Servizio Pubblico, Michele Santoro a Marco Travaglio: ‘Caro amico ti scrivo…’

Servizio Pubblico, Michele Santoro a Marco Travaglio: ‘Caro amico ti scrivo…’

Michele Santoro apre la puntata di Servizio Pubblico del 23 ottobre con le 'scuse' a Marco Travaglio: scoppia la pace nel programma di La7?

    Travaglio contro Santoro a Servizio Pubblico

    Dopo la rottura della settimana scorsa, a Servizio Pubblico (non) scoppia la pace tra Michele Santoro e Marco Travaglio, con il conduttore che dedica al giornalista le note di Lucio Dalla – ‘Caro amico ti scrivo‘, il verso de L’anno che verrà – e un excursus sul ‘come eravamo e come ci siamo conosciuti. Anche la puntata sembra più battagliera del solito – si parla di editti bulgari e conflitti d’interesse – ma al di là della pax televisiva (Travaglio arriva, stringe la mano a Santoro, parla di immigrazione – la pace tra i due ci sembra un po’ fredda. E per fortuna che da novembre torna Giulia Innocenzi con il suo Announo.

    A Servizio Pubblico, Michele Santoro scrive al caro amico Marco Travaglio: dopo l’addio del vicedirettore del Fatto nella scorsa puntata in cui si discuteva dell’alluvione di Genova, con l’aspro confronto tra Travaglio e Burlando, il conduttore della trasmissione di La7 ricorda la sua storia con Marco: “L’ho conosciuto tanti anni fa quando, da juventino, faceva un’inchiesta su Luciano Moggi prima che scoppiasse la bufera calciopoli. Mi ricordo che era una giornalista di razza e gli offrii una collaborazione che lui rifiutò per un contratto a Repubblica. Con Marco ci siamo rincontrati qualche anno dopo che lui aveva presentato l’Odore dei soldi, un libro-inchiesta contro Berlusconi. Ci siamo riavvicinati dopo l’editto bulgaro che fece fuori dalla Rai me, Luttazzi ed Enzo Biagi. Gli chiesi subito di collaborare con me. Nacquero, con Travaglio protagonista, le trasmissioni per cui venni cacciato da tutte le tv nazionali. Io ho deciso di fare di Marco Travaglio il simbolo della lotta alla censura. Penso di aver tolto dalla faccia la vergogna per il conflitto di interessi. Lottando contro la censura“.

    Sono diventato molto amico di Travaglio, di Biagi, di Luttazzi – ricorda Santoro – persone così diverse e lontane da me, differenti dal mio modo di pensare.

    E pensavo che il mio Paese diventasse più tollerante nei confronti di opinioni diverse. Con la collaborazione con Travaglio ho cercato di porre fine, facendo di Marco al mia bandiere, al più spudorato dei conflitto d’interessi, quello di Berlusconi. Travaglio è per me qualcuno che rappresenta la libertà di pensiero e con lui ho seguito sempre una regola, ‘non c’è nulla di cui non si può parlare nelle mie trasmissioni’. E nonostante quello che sia successo, credo che 20 anni fa non ho fatto un errore nel credere in Marco. Caro amico ti scrivo – conclude Santoro – però non sei Beppe Grillo. Ma anche per dare la parola a Grillo ho rischiato il licenziamento. Ero convinto che il suo movimento avrebbe cambiato il sistema. Il sistema è però crollato e Grillo si è fatto Stato. Nonostante i 2000 euro versati, senza l’intervista, non sono ancora pronto a dire che su Grillo mi sono sbagliato“.

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