Sergio Castellitto: “Troppo romanesco nella fiction? ‘Na Fregnaccia!”

Sergio Castellitto: “Troppo romanesco nella fiction? ‘Na Fregnaccia!”

Sergio Castellitto è a Giffoni Experience e in un istante conquista sul campo il titolo di Maestro: spazza via una serie di luoghi comuni sul cinema e con una battuta ironica liquida la polemica sul romanesco nella fiction italiana lanciata qualche giorno fa da Roberto Castelli: "E' 'na fregnaccia!"

    Sergio Castellitto è a Giffoni Experience e in un istante conquista sul campo, se pure ce ne fosse bisogno, il titolo di Maestro: in sala stampa spazza via una serie di luoghi comuni sul cinema, con i suoi prossimi lavori si è impegnato ad affrontare alcuni dei tabù che ancora minano la nostra società, e con una battuta ironica liquida la polemica sul romanesco nella fiction italiana lanciata qualche giorno fa da Roberto Castelli: “E’ ‘na fregnaccia!“.

    Borsalino di paglia su volto abbronzato, affascinante e magnetico come sempre, Sergio Castellitto si prepara a una giornata impegnativa a Giffoni Experience: dopo l’incontro con la stampa terrà una lezione agli ex giurati del Festival, mentre nel pomeriggio incontrerà i giurati in carica delle sezioni Generator +13 e +16. Non ha certo il piglio arrogante e presuntuoso del maestro ma con poche battute fa fuori alcuni dei luoghi comuni sul cinema e sul mestiere dell’attore.

    In primis presenta i suoi prossimi progetti cinematografici: ha scritto con la moglie Margaret Mazzantini, anche lei qui a Giffoni, due sceneggiature che a breve arriveranno sui set. La prima è la trasposizione dell’ultimo romanzo della Mazzantini, Venuto al Mondo, su cui hanno iniziato a lavorare subito dopo l’uscita del libro: “Abbiamo poi deciso di far passare un po’ di tempo per permettere al libro di fare il suo corso“. Nel frattempo la coppia ha lavorato ad un altro progetto, La Bellezza del Somaro, che riprende nel titolo un classico modo di dire che si rifà, come ricorda Castellitto, alla bellezza dei giovanissimi, dettata dall’inconsapevolezza dl futuro”.
    E’ un film corale, ambientato per lo più in una casa, di stampo teatrale quindi, in cui la recitazione è il vero effetto speciale. Ma è una commedia – spiega Castellitto – che però si occupa di temi seri come la morte e la vecchiaia: un cortocircuito anche un po’ paradossale tra padri 40/50enni che fanno di tutto per restare giovani e figli adolescendi che non vedono l’ora di invecchiare, come se fosse quella la via per raggiungere una propria indipendenza. Due mondi apparentemente incociliabili che alla fine si incontrano, grazie più alla capacità dei ragazzi di smascherare la vera natura dei genitori che per la capacità di questi ultimi“.
    Una prima esperienza per Castellitto nella scrittura di una commedia: “Sì, volevamo sperimentarci in questo genere che viene spesso trattato e considato in maniera superficiale: per i temi trattati sarebbe stato di certo più facile scrivere una storia drammatica, ma la scommessa era proprio questa, dissotterrare quel che c’è di comico in due temi che restano un tabù per una società che nel frattempo ne ha abbattuti tanti ma che non riesce ad affrontare la vecchiaia“.
    Eppure è un tema che riguarda tutti, come ricorda il regista: “Tutti diventiamo vecchi ma a nessuno viene concesso la possibilità di esserlo: anche il termine ‘vecchio’ ha mantenuto un’accezione negativa: lo riportiamo a galla in un contesto caratterizzato da una gioventù che ambisce proprio alla vecchiaia“. Nel cast già annunciata la presenza di Laura Morante, ieri a Giffoni Experience, nel ruolo della moglie di Castellitto, mentre sul resto del cast non c’è ancora niente di definitivo: “Posso solo dirvi che sarà un cast sensazionale, composto da attori di diverse esperienze e provenienze varie, con l’idea di comporre un panorama anche ‘politicamente scorretto’“.

    Prendendo spunto da un’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera, si è tornati sulla polemica innestata da Roberto Castelli sul romanesco nel cinema e nella fiction italiana: “La commedia italiana è una commedia di ‘lingue’ ed eviterei di parlare di dialetti, intesi come semplici cadenze, intonazioni, espressioni idiomatiche. Senza queste lingue (con i mondi che essi ritagliano direbbe il linguista Von Humbolt, n.d.r.) non ci sarebbe stata la commedia: bisogna chinare il capo di fronte a Totò, Fabrizi, De Filippo, Macario, solo per citarne alcuni… Alla fine tutta questa polemica è ‘na fregnaccia, che ha solo motivazioni politiche.

    E non è neppure interessante“.

    Ma sulla tv ci si sofferma ancora in più: “Nella progressiva omologazione culturale della nostra società ‘globalizzata’ la tv è stata il grande danno: la tv ormai è la chiesa, come prima lo era stato il cinema. Il vero problema sta nel rapporto con la tv, a tutti i livelli: per quanto riguarda gli attori, ad esempio, la tv ha fatto esplodere le possibilità di lavoro, ma diffondendo un senso di ‘facilità’, di superficialità, di spontaneismo che non è il mestiere dell’attore. Non va però demonizzata tutta la tv: sono affascinato da Wallander, la serie con Kenneth Branagh: non è un caso però che quando una cosa è bella sa di cinema…

    E a proposito di cinema, Castellitto ci tiene a riportare su ‘uno stesso piano’ cinema Italiano e Usa: “Non credo che il cinema americano sia di serie A e quello italiano di serie C: alla fine tutti fanno il cinema allo stesso modo, tendendo ad un unico obiettivo, gli occhi dell’attore. L’unico vero archetipo del cinema è lo sguardo dell’attore, è lì che si focalizza tutto“. Finalmente qualcuno che lo ricorda… Amen.

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