Serena Dandini ritrova Michele Santoro: Parla con Me andrà in onda ‘altrove’

Serena Dandini ritrova Michele Santoro: Parla con Me andrà in onda ‘altrove’
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    Serena Dandini tutti in piedi

    Conferenza stampa infuocata quella indetta da Fandango e Serena Dandini per commentare la chiusura di Parla con Me e le ‘vere’ ragioni che hanno portato alla soppressione di un programma inserito a giugno nei palinsesti Rai. Tra il pubblico spuntano anche Michele Santoro e Sandro Ruotolo: che vogliano coinvolgere Domenico Procacci, gran capo di Fandango, Serena Dandini e la squadra di Parla con Me nel progetto dell’associazione ‘Servizio Pubblico’? Beh, incrementare l’offerta dell’associazione con un format come Parla con Me non sarebbe certo poco per il progetto di tv indipendente cui aspira Santoro. E la Dandini assicura: “I telespettatori ci ritroveranno presto altrove… ancora non c’è nulla di concreto, il mercato è stretto, valuteremo. Ci sono La7, Sky…” e, ovviamente, la ‘TeleSantoro’.

    Avevo deciso di prendermi un anno sabbatico ma ora, per tigna, andrò in onda. Non so dove né quando, ma spero presto...”: Serena Dandini segue le orme di Michele Santoro e annuncia con i vertici della Fandango (ovvero con il presidente Domenico Procacci e il direttore generale Andrea Salerno, con lei in conferenza) che Parla con Me tornerà in tv, anche se non in Rai. Dove e quando ancora non si sa, “non eravamo preparati a quanto avvenuto ieri, questo ci ha un po’ spiazzati…” dice Procacci, ma il direttore Salerno è più pragmatico, ammettendo di avere preso contatti ma di non avere ancora nessun accordo.
    Le ipotesi sono sempre le stesse: Sky, La7 e (perché no?) il ‘glocal network’ di Santoro, “progetto ormai presente nel panorama italiano” ha dichiarato la Dandini.

    Nonostante le ‘incertezze’ del momento, la Dandini snocciola già qualche partnership possibile per la nuova edizione di Parla con Me, che potrebbe annoverare nel cast Corrado Guzzanti (ora con SkyUno), Sabina Guzzanti (evocata anche da Santoro per il suo Comizi d’Amore) e Neri Marcorè, da anni al fianco della conduttrice e del programma.

    Fatto sta che Parla con Me scompare dal palinsesto di RaiTre dopo un’agonia durata mesi, consumatasi tra le ‘presunte’ eigenze di autoproduzione Rai – dovuta alla policy aziendale imposta da Lorenza Lei – e polemiche politiche, che leggono la cancellazione del programma come un ‘regalo’ fatto al premier Berlusconi.
    La Dandini e Procacci sono su tutte le furie, con una sola piccola soddisfazione, aver mostrato che ‘il re è nudo’, come dichiarato già ieri dalla Dandini. “Mi hanno accusato di essere avida, di volere troppi autori, ecc. E, pezzo a pezzo, abbiamo smontato ogni pretesto. Ora e il re è nudo e tutti hanno capito perchè non andiamo in onda!“. E Procacci e Dandini elencano tutte le ‘bugie’ della Rai.

    La cancellazione di Parla con Me non ha niente a che fare con la valorizzazione delle risorse interne: la mia truccatrice è interna, il mio parrucchiere, i costumisti…” elenca la Dandini che parla di un 70% di personale Rai utilizzato per il programma. E a proposito della questione dei tanti autori impiegati per il programma, la Dandini specifica: “L’unica cosa gestita da Fandango sono gli autori e gli artisti, e la Rai non ha autori. Quando mi si dice ‘Dandini avida, vuole 14 autori’ io dico: se la Rai ha 100, io posso prendere un autore da 100 euro o 100 autori da una lira? E’ una mia scelta artistica, io mi sono tenuta la decisione artistica e autoriale. Preferisco avere tante teste, con tante idee diverse.

    In tanti anni ho fatto sempre così, con programmi che hanno anche fatto un po’ di storia della Rai“.

    Fandango - aggiungono in conferenza – ha accettato il taglio del 6% sui costi, ma il contratto è stato comunque bocciato. Perchè? Fandango è l’unica società esterna con cui la Rai non può lavorare?“. E a proposito della necessità di mandare a gara d’appalto la produzione di un programma, argomento portati avanti dai consiglieri di maggioranza per motivare la propria decisione, Procacci chiarisce che “Codice dei contratti pubblici alla mano, citato ieri dal consigliere Petroni, i contratti per i programmi televisivi non vi rientrano. I programmi devono andare a gara se è compatibile con l’oggetto del contratto“.
    Altri retroscena sulla questione Parla con Me arriva dal direttore Salerno: “A marzo ci è stato chiesto se volevamo fare un’altra stagione, abbiamo detto di sì“. Quindi si è posta la questione gara d’appalto e, ricorda Procacci, “abbiamo detto che avremmo voluto partecipare“. La risposta è stata “che siccome avevamo fatto una proposta era come uscire con una carta scoperta e questo invalidava la gara“. Da qui la lettera di Dandini al Corriere, e l’ultima richiesta, ad agosto, per apportare piccole modifiche al format come escamotage.
    Non è bastato: c’è stata un’attesa di 40 giorni fino al Cda del 7 settembre, nonostante sia stato presentato a Sipra uno spot con la faccia della Dandini, che sottolinea come questo non sia corretto. Alla Rai resta ‘un baule pieno di miei miniabiti neri’ dice la Dandini: “Io, dopo tanti anni, ho voluto la mia libertà, pagata, ultimamente bene, ma a progetto. Me ne vado senza nemmeno un paio di calze“. E a proposito, chiede indietro anche il divano, visto che il programma era tutto lì.

    Di fatto dopo Santoro, Saviano e Ruffini, anche Serena Dandini e la squadra di Parla con Me è ‘costretta ad emigrare’ da Viale Mazzini tra lo sbigottimento del Presidente Rai Garimberti, la soddisfazione del Commissario di Vigilanza Alessio Butti (Pdl) e la gioia dei concorrenti.

    Trovo aziendalmente incomprensibile la decisione presa dalla maggioranza del CdA su Parla con me. E mi rammarico che il Consiglio si sia spaccato come non accadeva da mesi” ha detto ieri Garimberti al termine del CdA che ha rifiutato la proposta di Fandango di restare produttrice del programma con un taglio del 5% dei costi di produzione. “Personalmente ho votato sì per coerenza con i palinsesti approvati praticamente all’unanimità dal Cda prima dell’estate, palinsesti all’interno dei quali era prevista la trasmissione di Serena Dandini – ricorda Garimberti – Ho votato sì per coerenza con quanto annunciato insieme a Sipra agli investitori pubblicitari quando abbiamo presentato i programmi autunnali. E ho votato sì per tutelare l’immagine della Rai, già scossa, e per evitare segnali di incoerenza“.

    Tutto inutile, considerato che membri della Commissione Vigilanza Rai come Alessio Butti (quello che ha proposto il turn over dei talk show per garantire il pluralismo del servizio pubblico, per intenderci) ha celebrato la cancellazione del programma come una vittoria della Rai. “Ha vinto la Rai e la sua policy aziendale: finalmente la tv pubblica comincia ad ottimizzare i costi e a puntare sulla valorizzazione delle professionalità presenti” ha detto Butti in collegamento ieri con La Zanzara di Giuseppe Cruciani, vedendo nella scelta del CdA un’occasione di risparmio e di lancio di nuovi talenti, a fronte di volti fin troppo noti che fanno ‘un programmuccio con due interviste e un po’ di musica’.
    La Rai, pagata dagli italiani con il canone, non può piegarsi ai capricci di questo o di quel conduttore, sempre pronto a lamentarsi e a denunciare, ma restio a fare sacrifici in prima persona – ha aggiunto Butti – Stupisce l’incapacità di credere nelle potenzialità dell’azienda e di immaginare una Rai che possa inserire in palinsesto qualcosa di nuovo oltre i programmi ormai entrati nella storia. Stupisce la mancanza di consapevolezza di quanto sia importante proprio oggi sperimentare e innovare. Sarà questo il compito del futuro direttore di RaiTre“. Come a dire che la speranza è quella di fare tabula rasa dei ‘vecchi programmi’ come Ballarò (al momento confermato per altri tre anni) o Report (rinnovato per due). Contratti che però in Rai sembrano essere carta straccia.

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