Sentenza Perugia, un triste reality fischiato dalla folla: i video del dopo sentenza

Sentenza Perugia, un triste reality fischiato dalla folla: i video del dopo sentenza

I network Usa aprono il circo sulla sentenza del processo Meredith e i media italiani si gettano a capofitto: un grande reality con tanti sconfitti

    Lo spettacolo andato in onda ieri sera in diretta mondiale dalla porta del Tribunale di Perugia non ha precedenti in Italia: mai si era registrata tanta attesa e tanto clamore per una sentenza di appello con tanto di folla assiepata all’uscita del Palazzo di Giustizia, corner stampa per le dichiarazioni a caldo dei protagonisti e ‘red carpet’ calcato da avvocati e familiari dei due imputati, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, e della vittima, la studentessa inglese Meredith Kercher. Il tutto ha tristemente ricordato il bailamme tipico da ‘finale’ da reality, con tanto di porta ‘rossa’, folla festante e dichiarazioni del ‘vincitore’. Uno stile totalmente americano, cui i media italiani non sono voluti essere da meno. In alto una sintesi di Sky Tg24 su quanto successo ieri sera.

    Trascinati dalla copertura ossessiva e morbosa dei network Usa presenti in massa all’atto finale del processo di appello sull’omicidio di Meredith Kercher, i media italiani hanno deciso di adeguarsi e di seguire l’evento in diretta quasi a voler dimostrare di non essere ‘secondi’ a nessuno. E così le telecamere dei tg nazionali e gli inviati dei talk di approfondimento, in primis Quarto Grado e Porta a Porta, hanno lottato fianco a fianco con gli anchormen di CNN, Fox News, ABC, BBC e via dicendo, assiepati dalla mattina sulla soglia del Tribunale di Perugia, con tanto di selva di microfoni installati davanti alla porta del Palazzo di Giustizia a stimolare dichiarazioni più o meno estemporanee da parte dei ‘protagonisti’ dopo la sentenza.

    Il clima che si respirava a Perugia aveva addirittura spinto il giudice togato della Corte d’Appello a invitare i media a non seguire l’evento come se si trattasse di un match di calcio, ma purtroppo il grande circo mediatico si era già installato, con tutto il codazzo di curiosi, venditori di panini, disturbatori di professione (come si può pretendere con tutto questo ‘ben di Dio’ che Paolini resti a casa…) che hanno riempito Piazza Matteotti a Perugia come (forse) accade a capodanno o alla vittoria di un mondiale di calcio. Da una parte chi pregava per la liberazione di Amanda Knox (Raffaele Sollecito in tutto questo è un attore non protagonista, lo ‘tradisce’ la nazionalità italiana), dall’altra chi ha fischiato sonoramente non solo il verdetto della giuria (eh, trattandosi di un simil-reality) ma ha anche contestato la logorroica prosopopea con cui gli avvocati della difesa e i familiari degli imputati hanno festeggiato la ‘vittoria’. In basso le dichiarazioni di Diana Knox, sorella di Amanda.



    A rivelare, una volta di più, chi fosse la vera protagonista del reality il posizionamento delle telecamere nell’aula in cui si è tenuto il processo, che al momento del verdetto erano puntate tutte su Amanda.

    Beh, almeno quelle dei network internazionali, mentre quelle italiane hanno giustamente puntato sulla Corte, forse per una forma di rispetto istituzionale, forse perché ancora ‘lontane’ dalla ‘perfezione’ voyeristica degli Usa.

    Il risultato, però, non è potuto che essere raccapricciante. Per i network americani il caso è chiuso: Amanda è libera, ha lasciato la ‘casa’ di detenzione e in mattinata sarà già in volo per gli Usa, dve potrà godersi il ‘successo’. Per noi è ancora da scrivere il terzo atto, con il giudizio della Cassazione, quello che metterà davvero la parola fine al processo per l’omicidio di una ragazza: finora si sono ‘giocati’ i primi due tempi di una partita al ‘massacro’, con un verdetto di colpevolezza e uno di assoluzione… mancano i tempi supplementari, i più importanti. Anche i media italiani hanno dato l’impressione di essersene dimenticati, presi dalla foga di ‘emulare’ i maestri d’Oltreoceano. Ma ai grandi network Usa non interessa: qualunque cosa succeda, qualsiasi sia la verità processuale (che sarà sancita solo al terzo grado di giudizio) la commenteranno en passant, forti dell’assenza della loro beniamina, ormai al sicuro dalle potenziali ‘grinfie’ della giustizia italiana (sempre pronta a ‘cambiare idea’) nella sua casa di Seattle. In ballo le telecamere registrano il momento in cui Amanda lascia il carcere.



    Crediamo che i media italiani non ci abbiano fatto una bella figura: la sensazione è che anche loro siano stati ‘affascinati’ dai riflettori di Hollywood…

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