Sconosciuti, il successo di Rai 3 targato Stand By Me: intervista a Erika Brenna

Sconosciuti, il successo di Rai 3 targato Stand By Me: intervista a Erika Brenna

Sconosciuti, il successo di Rai 3 targato Stand By Me, in onda dal lunedì al venerdì alle 20

    Sconosciuti, il programma di punta dell’access prime time di Rai Tre, in onda dal lunedì al venerdì alle 20.15, e targato Stand By Me, ha segnato un altro record: la puntata di lunedì 24 novembre 2014, infatti, è stata seguita da 1.491.000 telespettatori. La travagliata storia di Valeria e Forial, alle prese con le infedeltà di Omar – rispettivamente marito e padre dei due protagonisti – ha fatto segnare alla rete il 5.57% di share. Televisionando ha intervistato Erika Brenna, capo del Format Department di Stand By Me.

    Sconosciuti è il successo dell’access prime time di Rai Tre: può tracciare un bilancio di quanto avete fatto fino ad ora?

    E’ un bilancio più che positivo. Per anni è stata una fascia che non ha trovato un suo prodotto: ci sono stati vari tentativi, poi l’anno scorso è iniziato il percorso di Sconosciuti e sono state prodotte 150 puntate; da gennaio ripartiamo con un’altra serie di100 puntate con un consolidamento in una fascia difficilissima, con una controprogrammazione molto forte e con una scommessa importante a monte: mostrare in televisione la gente comune.


    Come costruite il programma? Come cercate e scegliete le storie?

    Il lavoro molto importante è proprio quello di ricerca. Una ricerca delle storie di quelle persone che normalmente sono restie ad andare in televisione. Non sono quelli che di solito partecipano ai casting televisivi. La redazione è attiva costantemente e, all’inizio, si è affidata ai centri per anziani, è andata nelle scuole e anche porta a porta per capire se ci fossero delle storie; davvero un grandissimo lavoro di ricerca e di ascolto. La particolarità di Sconosciuti sta nell’unicità del racconto, che è girato con una qualità visiva ed estetica importanti; nell’arco narrativo di 22-23 minuti ci sono una capitolazione, una accortezza dei dettagli, una ricerca delle musiche ad hoc, la divisione in capitoli: è un format a tutti gli effetti.


    Qual è l’elemento che più vi ha colpito costruendo Sconosciuti?

    La cosa che ci ha sorpreso è che dal punto di vista del messaggio che passa è che le persone, in realtà, sono meno arrabbiate di quanto siamo abituati a leggere sui giornali.

    Forse perché mostrate uno scenario veritiero.

    Andrea Vianello, il direttore, che ha fortemente creduto e voluto questo programma l’ha definito un censimento televisivo italiano. Nell’arco di 150 puntate abbiamo raccontato la varietà del paese , abbiamo raccontato 80 professioni diverse, tutti i tipi di famiglia, dalla tradizionale supercattolica alla mononucleare, dalla omosessuale alla multietnica; abbiamo raccontato il paesino di 200 anime e le grandi città Milano e Roma; chi vive all’estero per lavoro, chi ha perso il lavoro, ma si è rimesso in gioco: veramente una grande varietà. La nostra ‘ricerca della felicità’, il sottotitolo del programma, ci fa capire che l’italiano non si accontenta, ma riesce a trovare la sua dimensione; raccontiamo anche questa capacità di riscattarsi e di stare bene, un messaggio positivo, sono grandi storie di piccoli riscatti e comunque di una ricerca di serenità.

    Raccontate storie di coppie: perché questa scelta?

    Perché c’è un sottotesto: la felicità è tale nel momento in cui viene condivisa, quindi raccontiamo le coppie, non solo storie in termini di storie d’amore, ma anche coppie di fratello e sorella, coppie di imprenditori o coppie di amici che hanno messo su un’attività insieme; il legame che si genera tra due persone – per natura o per motivi diversi – è quello che ancora di più rende manifesta questa felicità. Sconosciuti è il gioiellino di casa e gli vogliamo bene.

    erika brenna stand by me

    Quando partirà la nuova serie?

    Stiamo lavorando per la nuova stagione in partenza a gennaio 2015. Prima Sconosciuti era una scommessa, adesso è una certezza. Nasce da un’idea di Simona Ercolani, che dieci anni fa ha iniziato a pensare ‘Perché non raccontiamo storie di sconosciuti?’e grazie a Andrea Vianello dalla scorsa stagione lo si è potuto realizzare. E’ un programma che viene fatto con un’etica televisiva molto forte, c’è un rigore di scrittura come accade per tutti i prodotti Stand by me, Simona in primis, che è molto rigorosa, e rimaniamo fedeli al racconto sempre con molta passione: con i ragazzi della redazione che vanno in casa dei protagonisti nascono dei rapporti di stima, non è mai successo che chiamassero lamentandosi, anzi, capita che dicano ‘Sai, mi hai fatto capire che nella vita ho fatto qualcosa in più di quello che pensavo di aver fatto’.

    Intercettate un pubblico variegato su reti diverse tra di loro per natura: cosa vi manca e quanto è difficile adattare un prodotto alla linea editoriale della rete?

    Ad oggi siamo soddisfatti di ciò che stiamo facendo, stiamo coprendo un po’ tutti i generi, siamo presenti un po’ su tutti i canali, c’è una diversificazione molto forte dei linguaggi, siamo impegnati nella creazione e produzione di factual, story telling, documentari e docu- reality come ‘16 anni incinta’. Dalla nascita di Calciatori due anni e mezzo fa, ci siamo specializzati anche nel genere di docu reality, un linguaggio nuovo che ha portato alla nascita di una factory interna. La nostra sfida è declinare il prodotto in base alla rete: infatti abbiamo interlocutori diversi, come Rai, MTV, Crime Investigation, Discovery, Fox Life.

    Per ogni interlocutore cerchiamo di garantire un rigore di cui Simona è la prima sostenitrice e decliniamo la scrittura televisiva nei diversi ambiti richiesti. ‘16 anni incinta’, ad esempio, non è stato un vero adattamento: nelle puntate americane le protagoniste sono ragazze problematiche, noi abbiamo cercato ragazze con una realtà familiare comunque coesa, mai situazioni borderline; la difficoltà è stata trovare le protagoniste, perché cerchiamo di avere molta attenzione e mai ci riferiamo o parliamo con ragazzine che non sono arrivate al terzo mese di gravidanza perché non vogliamo influire minimamente in una scelta o nell’altra.

    Qual è il plus di Stand by me?

    E’ una vera e propria factory: ragazzi giovani vengono allevati alla scrittura, è una bella realtà, molto dinamica. La nostra sfida è essere competitivi, offrire prodotti di qualità con linguaggi diversi e sviluppare prevalentemente produzioni originali.


    Non vi stuzzica l’idea di una diretta?

    Abbiamo fatto una prima serata su Rai Uno per ‘I 100 anni del Coni’, condotta da Paolo Bonolis. Fino ad ora non è capitato di ripetere l’esperimento, dipende dalle contingenze; lì è capitato e l’abbiamo fatto, con grande soddisfazione. Non escludiamo nulla e non ci precludiamo nulla… l’importante è fare le cose fatte bene.

    Qual è lo stato di salute della televisione italiana?

    Ci si deve rimboccare tanto le maniche, provare tutti a rischiare, non avere paura di tentare altre strade. Bisogna avere ben chiaro come si fa questo mestiere, da lì puoi sperimentare e inventare, mantenendo sempre un grande rispetto della professionalità. Vorrei formati più brevi, amo ‘Sconosciuti’ perché dura 22 minuti; si dovrebbe guardare all’estero dove i formati sono tutti più brevi. Vorrei che la tv fosse meno contaminata dal talk politico: ci si parla troppo addosso.


    Quanto Le è costato abbandonare le telecamere di TvTalk?

    E’ stato difficile, ma immediato: nel giro di un mesetto, dalla chiamata di Simona in cui mi ha detto ‘Ti ho sognato, sei la persona per me’, mi sono trasferita da Milano a Roma. A TvTalk ho lasciato una famiglia, sono amici, ci sono cresciuta, ma avevo voglia di provarmi in altro e sperimentare. Mi manca l’aspetto dell’intervista, però sono molto contenta di vedere che TvTalk stia bene ed è in salute.

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