Sconosciuti, i ‘nip’ e la felicità in tv: meno ‘glitter’ e più verità

Sconosciuti, i ‘nip’ e la felicità in tv: meno ‘glitter’ e più verità

Sconosciuti: dal lunedì al venerdì su Rai3 il nuovo programma targato Simona Ercolani e Stand By Me, nell'access prime time della terza rete

da in Rai 3, Recensioni
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    Toc toc, ci siete? Sconosciuti, il nuovo programma dell’access prime time di Rai3, ha bussato alla porta(ta) degli Italiani dieci giorni fa: un passo alla volta per portare nelle case di tutti la vita di tanti “sconosciuti”, alle prese con storie ordinarie ma speciali. Succede a Rai3, dal lunedì al venerdì, intorno alle 20.15: subito dopo Blob e prima di Un Posto al Sole.

    La storia che abbiamo visto oggi ci ha aiutato a capire cosa vuole dire il sottotitolo “la nostra personale ricerca della felicità“. Stasera a raccontarsi è stata Carmen con suo marito Thomas: “hanno vissuto in salita, scalando ogni gradino sociale” lui come top manager lei come ingegnere “in un mondo di ingegneri uomini”. Sempre “in cima ma soli”.

    In un background storico volto al passato hanno raccontato tutto: la loro storia, l’infanzia, la severità della famiglia, gli studi universitari, la genitorialità, la complessità del lavoro che entrambi svolgono. L’esperienza forte di due aborti spontanei per Carmen, la vita da scrittore e top manager per Thomas, con cui Carmen condivide la sua vita da 15 anni. Una storia d’amore, incontri, racconti, confessioni che “salvano” entrambi. Per poi virare la propria vita verso l’amore per l’altro, lasciando da parte i ritmi accelerati di sempre, per la voglia di vivere insieme e avere un figlio.

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    L’ottava puntata si è aperta così. Difficile inquadrare il programma in un genere televisivo esistente: probabilmente lo si può considerare un docu-reality, se intendiamo quest’ultimo nell’accezione più realistica del termine e cioè che racconta la realtà, in una duplice forma: come si vede “da fuori” e intesa come “personale ricerca”, intrapresa dagli “Sconosciuti” del caso.

    E’ un programma che si lascia guardare, piacevole, che difficilmente nella storia della tv si è visto in questa fascia oraria, solitamente occupata da repliche o da game-show senza un futuro certo. In questo senso, per la nuova produzione di Simona Ercolani e la sua Stand by me è già un successo, da accostare alle produzioni televisive già note di Sfide (sempre su Rai3) e l’adattamento italiano con 16 anni e incinta (stavolta su Mtv). Sembra che anche il pubblico, dopo una prima settimana di rodaggio, abbia gradito e non disprezzato: una media di circa un milione di telespettatori con oltre il 4% circa.

    Un programma che riporta un racconto significativo in grado di ridare significato alle parole che si raccontano, spesso diventate “vuote” e prive di significanti, almeno nella grande maggioranza dei salotti televisivi “all’arrembaggio”. E poi, c’è un particolare che rende ogni puntata diversa: una sfida “interna” tra le stesse puntate del programma; risultano sì simili nelle modalità di racconto ma è proprio l’a-canonicità delle storie raccontate che le rende forse fin troppo confezionate ma sicuramente “uniche”.

    Ecco perché sarebbe più “pulito”, come lo è nei fatti, raccontare contro-luce e senza conduttore: al suo posto un montaggio incisivo anche se qualche volta forse troppo arzigogolato, anche se è comprensibile vista la rete. Non vale lo stesso per l’orario di messa in onda!

    Finale_Sconosciuti

    Sconosciuti è un buon esempio (oltre che insegnamento per tanti altri addetti ai lavori) di come scrivere un programma anche attraverso la narrazione non debba per forza significare raccontarne un aspetto “glitterato” da replicare in serie. E’ bello vedere “nudità” e alterità distribuiti “normalmente” in 20 minuti di programmazione, senza che queste due componenti vengano accostate – come spesso capita in tv – a sentimenti di colpa e di vergogna, al di là della staccionata di giudizi di valore e indirizzamenti morali (che nella rete pur ci sono…).

    Sconosciuti, ma solo all’Altro.

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