Sciopero, se fallisce il referendum la Sag accetta l’offerta delle majors

Sciopero, se fallisce il referendum la Sag accetta l’offerta delle majors

La battaglia no vs sì per lo sciopero degli sceneggiatori sta raggiungendo le più grandi star del mondo di Hollywood, e dopo Clooney-Hanks-Damon, al fronte del no si aggiungono Russell Crowe, Michael Chiklis, Hilary Duff, Alyssa Milano, Julianne Moore, Robert Redford e Seann William Scott

    manifestazioni di protesta contro lo sciopero

    (AP: Manifestazioni di protesta contro il probabile sciopero degli attori)

    La battaglia no vs sì per lo sciopero degli attori sta raggiungendo le più grandi star del mondo di Hollywood, e dopo Clooney-Hanks-Damon, al fronte del no si aggiungono Russell Crowe, Michael Chiklis, Hilary Duff, Alyssa Milano, Julianne Moore, Robert Redford e Seann William Scott.

    In totale, sono circa 830 i membri che hanno dato il loro appoggio alla petizione ‘No SAG Strike’ scritta due settimane fa da Danny DeVito e Rhea Perlman. “Per quanto possa essere difficile vivere tre anni sotto un contratto imperfetto, sottolineano i firmatari, pensiamo che – al momento – sia la cosa giusta da fare. La Sag dovrebbe pubblicamente dire che se anche non è questo il contratto che vogliamo, non è tempo per il sindacato di complicare la già difficile situazione economica, a causa della quale molte persone sono ‘in sofferenza’”.

    Ricordiamo che al momento le votazioni dei circa 110.000 membri aventi diritto di voto sono previste per il 2 gennaio; se il 23 gennaio, giorno in cui i risultati verranno resi pubblici, verrà fuori che il 75% dei membri avrà votato sì allo sciopero, allora il board potrebbe dichiarare lo stop ai lavori.

    Sul fronte del sì, invece, sono già 2.300 le firme raccolte (in una settimana) in favore dello sciopero, tra cui vanno segnalate quelle di Laura Dern, Mel Gibson, Mary Stuart Masterson, Matthew Modine, dei membri del board nazionale Lainie Kazan, Nancy Sinatra e Piper Laurie (che è un ex membro) ed Eric Bogosian, membro del board di New York in controtendenza rispetto ai suoi ‘superiori’.

    Mentre da New York chiedono la testa di Rosenberg e Allen, insieme a tutto il team di negoziatori e la conseguente ripresa delle trattative, Bogosian ha spiegato che “è il momento giusto per chiedere uno sciopero, è la nostra unica mossa dato che il contratto che ci hanno proposto è terribile”.

    E se gli incontri educativi pro-sciopero continueranno, il primo a rendersi conto che l’opposizione di New York, unita a quella di buona parte dello star system, renderà molto difficile raggiungere il quorum del 75%, è proprio Rosenberg, che oltre a cancellare il meeting previsto per venerdì prossimo ha annunciato come, se gli attori negheranno la loro autorizzazione alla protesta, “probabilmente il sindacato accetterà l’ultimissima offerta dell’Amptp”.

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