Sciopero sceneggiatori, proteste in tutto il mondo e ancora niente di fatto

Sciopero sceneggiatori, proteste in tutto il mondo e ancora niente di fatto

Ancora nulla di fatto sulle trattative, e i democratici cancellano il dibattito del 10 dicembre

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    Si allarga a macchia d’olio la protesta contro i grandi studios: gli sceneggiatori europei di cinema e tv sono infatti scesi in piazza per solidarietà verso i loro colleghi di Hollywood in sciopero dal 5 novembre. Decine di autori hanno sfilato tenendo in mano cartelli rossi e neri urlando: “Noi sosteniamo la Writers Guild of America“.

    Tra i manifestanti anche Mark Burton, sceneggiatore britannico autore dei cartoni animati “Madagascar” e “Wallace e Gromit: la maledizione del coniglio mannaro”. Burton critica l’ingordigia delle major americane che non vogliono distribuire agli autori i proventi dei copyright dalle nuove piattaforme come internet e telefoni cellulari. A Berlino circa 30 autori hanno sfilato davanti alla Porta di Brandeburgo, ma manifestazioni in favore dei membri della Writers Guild of America ci sono state anche in Canada, Australia e Nuova Zelanda. Nessuna notizia dall’Italia, anche se lo sceneggiatore televisivo Andrea Purgatori non ha escluso (come aveva già fatto Fausto Brizzi) la possibilità di protestare per gli stessi motivi per cui manifesta la WGA (mancanza di una percentuale sui ricavi avuti dalla vendita e l’utilizzo di prodotti audiovisivi su internet e telefoni cellulari).

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    Intanto, le trattive tra la WGA e la Alliance of Motion Picture & Television Producers procedono, ma stante il blackout mediatico richiesto dalle due parti non filtra nessuna indiscrezione su come procedano le trattative, anche se indicazioni possono venire dal fatto che il Democratic National Committee ha cancellato il previsto dibattito presidenziale del 10 dicembre a causa dello sciopero dei giornalisti della CBS. I giornalisti, che lavorano sotto un contratto scaduto nel 2005, hanno autorizzato la WGA ad indire uno sciopero nazionale, e – come avevamo detto nei giorni scorsi – molti candidati democratici si erano detti contrari al dibattito se lo sciopero non fosse stato risolto. Per la cronaca, il dibattito non sarà rimesso in palinsesto, segno, secondo la WGA, “della paura della CBS che i candidati democratici non avrebbero attraversato i picchetti per partecipare al dibattito, chiaro segno per la CBS che è ora di sedersi attorno ad un tavolo e negoziare un giusto contratto per i suoi impiegati nel settore informazione e intrattenimento”.

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    Nel frattempo, gli economisti continuano a fare i conti con i danni causati dallo sciopero: l’economista Jerry Nickelsburg, ha spiegato mercoledì che le sue analisi lo portano a ritenere che uno sciopero di cinque mesi (e più) causerebbe alla California del sud un danno di 300 milioni di dollari, un ‘niente’ comparato ai danni stimati dal Los Angeles County Economic Development Corp, che stima danni per un miliardo di dollari.

    Il ‘capo economista’ del LAEDC, Jack Kyser, ha spiegato che la regione avrebbe una perdita di 200 milioni di dollari al mese, se lo sciopero non finisse presto, calcolo basato sui 500 milioni persi nelle 22 settimane di sciopero del 1988. “L’intrattenimento, ha spiegato Kyser, rappresenta una grossa fetta dell’economia regionale, e le perdite sarebbero assai più consistenti che nel 1988, anche a causa dell’inflazione”. Il paragone con il 1988 è però errato secondo Nickelsburg, che spiega come “l’industria dell’intrattenimento, in particolare quella televisiva, è differente da allora: non si possono fare raffronti con oggi. Nel 1988, scrive Nickelsburg, c’erano pochi reality e serie tv, e soprattutto molti show di improvvisazione, che non necessitavano dell’apporto degli sceneggiatori: fare raffronti tra il passato e oggi significa ignorare l’importanza delle sceneggiature e il reale impatto dello sciopero”.

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    AGGIORNAMENTO delle ore 13:00 – Secondo Tv Guide, se anche lo sciopero avesse una risoluzione veloce – il che non è garantito – ci vorrebbe un po’ perché gli show tornassero “in carreggiata”: se anche gli sceneggiatori tornassero al lavoro subito dopo la fine dello sciopero, ci vorrebbero dalle 3 alle 5 settimane per riprendere la produzione dello show: “Riprendere la produzione, ha spiegato il produttore esecutivo di CSI New York, Pam Veasey, non è una cosa che può accadere in una notte. Ci vuole anche una settimana per preparare 200 membri di una crew a filmare un singolo episodio”.

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