Sciopero sceneggiatori, i Golden Globes diventeranno una conferenza stampa

Sciopero sceneggiatori, i Golden Globes diventeranno una conferenza stampa

    golden globes

    A dispetto delle affermazioni, i Golden Globes non si faranno: la cerimonia sarà infatti ridotta ad una sorta di conferenza stampa, dopo la minaccia di picchetti e la diserzione in massa degli attori.

    A questo punto, non è neanche chiaro se i picchetti si faranno, visto che non si sa come esattamente si svolgerà la cerimonia: “Vorrei potervi dire che picchetteremo i Globes, ma in quale forma si faranno?” ha detto Patric M. Verrone, presidente della Writers Guild of America West.
    “Siamo molto delusi dal fatto che la nostra tradizionale cerimonia quest’anno non avrà luogo, e che milioni di telespettatori in tutto in mondo saranno privati da piacere di vedere le loro star preferite che prendono un giusto riconoscimento per il lavoro svolto nel 2007″, ha detto invece Jorge Camara, il presidente della HFPA.”Ci conforta tuttavia il fatto che quest’anno i Globes, seppure in forma ridotta, si terranno alla data stabilita”. Ma le polemiche non mancano…

    wga strike

    La United Artists e la Writers Guild of America hanno infatti reso noto di aver raggiunto un accordo (in un comunicato congiunto le due parti dicono di aver raggiunto “un accordo di massima, che tiene conto di molte richieste degli sceneggiatori, inclusi i nuovi media”), cosa che ha scatenato una ridda di proteste da parte dell’AMPTP, che si chiede perché gli sceneggiatori abbiano concesso un trattamento migliore ad alcune compagnie piuttosto che ad altre. E’ il caso della Dick Clark Productions, che produce la cerimonia dei Golden Globes per la Hollywood Foreign Press Association, e che ha cercato di raggiungere, senza esito, un accordo con la WGA: “Apparentemente, ha detto un portavoce della compagnia, siamo stati trattati diversamente da altre compagnie”. Secondo Alan M. Brunswick, avvocato del lavoro per la Manatt, Phelps & Phillips, il sindacato rischia di violare le leggi federali se rifiuta di trattare con le compagnie su basi uguali per tutti. “Se (gli studios, ndr) volessero firmare lo stesso patto e il sindacato non desse loro la possibilità, penso che questo porterebbe ad una causa”, ha spiegato Brunswick, che ha appresentato alcune compagnie interessate a raggiungere un accordo ad interim con la WGA. E come già ha fatto il sindacato degli sceneggiatori, che ritiene illegale la rottura delle trattative, anche l’AMPTP potrebbe rivolgersi al National Labor Relations Board (l’ente del lavoro, ndr), per “trattative ingiuste”.

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    Anthony R. Segall, avvocato della West Coast guild, ha detto che il sindacato è pronto ad assolvere i suoi doveri di contrattazione sotto la legge federale, aggiungendo però: “Abbiamo tutto il diritto di portare avanti le nostre strategie e i nostri obiettivi” (sottinteso: per tentare di raggiungere un accordo con ogni compagnia). Segall ha detto anche che il sindacato intede focalizzarsi sui “più grandi giocatori” e “i competitor delle piùgrandi aziende” per fare in modo che le compagnie tornino al tavolo delle trattative.

    In un’intevista telefonica rilasciata al New York Times domnica, Segall ha spiegato di essere a conoscenza del fatto che ‘accordo tra la WGA e la World Wide Pants contiene i punti che più stanno a cuore gli sceneggiatori, ma che sarà difficile farlo accettare agli studios.

    wga strike

    E tornando all’accordo tra UA e WGA, gli sceneggiatori sarebbero “eccitati, perché per loro gli studios sono giunti ad un punto critico”, ha spiegato Daniel Cornfield. Ricordiamo che l’accordo ra UA-WGA è parte della strategia divide et impera messa in atto dagli sceneggiatori, disposti a contrattare con le compagnie minori per provare il loro potere alle grosse major: “Quello che sto facendo è una ‘touchdown dance’? Sì, credo lo sia” ha scritto uno sceneggiatore in un blog dei produttori. Alcuni analisti ritengono però che l’accordo tra UA e WGA sia meno ‘critico’ di quanto pensino gli sceneggiatori, perché per quanto siano ‘molte’, gli studios con cui tratta la WGA sono piccoli studios (la United Artists, per dire, fa dai 4 ai sei film all’anno). In ogni caso, il sindacato sarebbe in trattative anche con la Lionsgate, mentre la Weinstein Company sta, secondo fonti vicine alla sindacto “fortemente considerando” l’idea di firmare un accordo (per la cronaca, i portavoci della Weinstein Company e della Lionsgate hanno rifiutato ogni commento). E se anche un accordo tra la United Artists e gli sceneggiatori porterebbe benefici anche alla Metro-Goldwyn-Mayer (major che fa parte della AMPTP, ha abbandonato le trattative e che controlla la UA), proprio la MGM rischia (e non vuole) di essere vista come l’anello debole della catena dei produttori: “Capiamo il desiderio di riprendere gli affari, ma siamo rispettosamente in disaccordo con la decisione della UA di raggiungere un accordo con gli sceneggiatori, e siamo solidali alle altre major dell’AMPTP (di cui la UA non fa comunque parte, ndr): finché i rappresentanti del sindacato si impunteranno su punti irricevibili, continuerà il disastro economico causato dallo sciopero”.

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