Sciopero degli attori, salvi i Golden Globes

Sciopero degli attori, salvi i Golden Globes

Parziale sospiro di sollievo dall’America, dove si comincia a delineare una scaletta per lo sciopero degli attori: considerato che le votazioni del referendum per decidere se scioperare dovrebbero svolgersi tra Natale e capodanno, e che la conta dei voti richiederà minimo tre settimane, contrariamente a quanto accaduto l’anno scorso, i Golden Globe, previsti per l’11 di gennaio, sono salvi

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    Parziale sospiro di sollievo dall’America, dove si comincia a delineare una scaletta per lo sciopero degli attori: considerato che le votazioni del referendum per decidere se scioperare dovrebbero svolgersi tra Natale e capodanno, e che la conta dei voti richiederà minimo tre settimane, contrariamente a quanto accaduto l’anno scorso, i Golden Globes, previsti per l’11 di gennaio, sono salvi.

    L’ufficialità della ‘scaletta’ ci sarà (probabilmente) solo lunedì notte, nel corso del meeting annuale previsto all’Harmony Gold Theater: se il referendum raggiungerà il 75% dei voti, e se il board autorizzerà lo sciopero, ad essere presi di mira dalla Sag saranno gli Oscar, la cui cerimonia potrebbe essere disertata in massa.

    Le voci contrarie allo sciopero, comunque, si moltiplicano di giorno in giorno: tra le ultime diserzioni, si segnalano quelle di Danny DeVito, Rhea Perlman, dell’ex vicepresidente Sag, Mike Farrell, e di un membro del board nazionale, Mike Hodge.

    In particolare è Farrell ad annunciare tutto il suo dissenso a forme di protesta radicali, scrivendo una mail (intitolata “The Gang That Couldn’t Shoot Straight Strikes Again”) dai toni di fuoco contro il Membership First (cui appartiene il presidente Alan Rosenberg), accusato di aver portato avanti, per oltre cinque anni, “una politica di disinformazione, trattative inconcludenti, promesse non mantenute e inettitudine che hanno ‘minimizzato’ il ruolo Sag”.

    Dal canto suo, Rosenberg ha ribattuto che le critiche di Farrell sono “ingiustificate, visto che Farrell non è più nel board da tre anni e non fa parte del team che conduce(va) le trattive, “quindi tutti i suoi commenti sono frutto di ignoranza. Non è tempo di polemiche, è tempo di stare uniti”.

    Nel corso dell’intervista, Rosenberg si è detto “certo” che gli attori voteranno per lo sciopero, aggiungendo che l’autorizzazione porterà della “buona fede” nei ‘sentimenti’ delle majors verso gli attori.

    Un voto negativo, ha spiegato Rosenberg, diminuirebbe il nostro potere, e con la minaccia di uno sciopero, vogliamo solo avere la possibilità che le nostre ‘problematiche’ siano discusse durante le trattative”.

    Oltre che da Farrell, Membership First deve difendersi anche dalla Unite for Strength (che ha vinto le scorse elezioni ma i cui rappresentanti non sono coinvolti nelle trattative, controllate da MF), secondo cui i vertici del sindacato non hanno fatto abbastanza per evitare lo sciopero.

    In questi momenti di difficoltà economica, ogni possibilità ragionevole per concludere il contratto dovrebbe essere esaminata, prima ancora di minacciare uno sciopero. Basandoci su quello che leggiamo, scrivono i leader della UfS, Amy Aquino ed Arye Gross, tutto questo non è stato fatto. La decisione di convocare uno sciopero è una delle più importanti che un membro possa prendere, ma deve essere fatta dopo aver valutato tutti i problemi e le eventuali conseguenze”.

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