Sciopero degli attori, l’AMPTP smette di trattare: c’è un impasse di fatto

Sciopero degli attori, l’AMPTP smette di trattare: c’è un impasse di fatto

Dopo lo sciopero de facto, abbiamo l’impasse de facto: questa settimana comincia infatti con un piccolo giallo a Hollywood, visto che gli attori dicono che le trattative stanno continuando, e i produttori rispondono che il tempo delle trattative è finita

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    Dopo lo sciopero de facto, abbiamo l’impasse de facto: questa settimana comincia infatti con un piccolo giallo a Hollywood, visto che gli attori dicono che le trattative stanno continuando, e i produttori rispondono che il tempo delle trattative è finito.

    Come spiegava venerdì Carol Lombardini, il vicepresidente esecutivo dell’AMPTP, “l’offerta del 30 giugno è l’ultima offerta, non ce ne sarà una migliore e questo è il massimo che riceverete da noi”.

    Alan Rosenberg, presidente SAG, ha fatto sapere di continuare a credere nelle trattative, una dichiarazione doppiamente obbligatoria visto che l’AMPTP agli altri sindacati ha presentato diverse “ultime offerte”, senza contare che una dichiarazione di impasse permettere agli studios di firmare contratti senza alcune clausole che provvedono aumenti di salario per il sindacato.

    Ricordiamo che la famosa offerta finale comprendeva 250milioni di dollari che includevano salari minimi per gli attori, una maggiore giurisdizione sui nuovi media e uso delle clip per produzioni fatte prima del primo luglio, e un ‘bonus’ di 10 milioni se il contratto (che la SAG ritiene “al ribasso“) fosse stato ratificato entro il 15 agosto.

    Nei giorno scorsi, inoltre, la Lombardini ha fatto presente come l’offerta – se le condizioni economiche peggiorassero – potrebbe addirittura essere rivista al ribasso: “Non c’è dubbio che questa incertezza di non avere un contratto influirà su alcune produzioni, ha spiegato la Lombardini, senza considerare che ogni produzione stoppata significherà meno lavoro e meno stipendio, e questo non vale solo per le produzioni cinematografiche, ma anche per quelle televisive già sceneggiate: e se l’economia peggiorasse, la nostra offerta potrebbe solo scendere“.

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