Sciopero degli attori, i moderati chiedono la testa di Allen

E' un po' stucchevole vedere il balletto che si è creato attorno allo sciopero degli attori, ma finché continua così, tanto meglio per noi visto che ci eviteremo una lunga protesta che metterebbe in forse molte serie: e dopo il tentato licenziamento di Allen, e la proposte fatta dallo stesso direttore esecutivo per 'stanare' i moderati, questi non mancano di farsi sentire chiedendo la sua rimozione

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    sciopero hollywood

    E’ un po’ stucchevole vedere il ‘balletto’ di cifre e accuse che si è creato attorno allo sciopero degli attori, ma finché continua così, tanto meglio per noi visto che stiamo evitando (o solo postponendo) una lunga protesta che metterebbe in forse molte serie tv (e non solo).

    Dopo il tentato licenziamento di Doug Allen, e la proposte fatte dallo stesso direttore esecutivo per ‘stanare’ i moderati, questi non mancano di farsi sentire chiedendo (di nuovo) la rimozione del direttore esecutivo.

    Crediamo fermamente, si legge in un messaggio mandato a molti attori lunedì, che la Sag necessiti di un cambio di direzione e di un nuovo capitano“. Questa, per la cronaca, è l’unica certezza, dato che i moderati – dopo la sconfitta nel meeting dei giorni scorsi – non avrebbero ancora approntato un piano b, anche se questo potrebbe includere una lettera con la richiesta di rimozione per Allen da inviare al board quanto prima, piuttosto che aspettare aprile.

    Quanto alla Sag in generale, lo sciopero degli attori pare meno probabile, perché se Allen fino a due settimane fa predicava l’importanza dello sciopero, adesso ha fatto un mezzo passo indietro, visto che le divergenze di opinione (eufemismo) tra i vari attori rischiano di far saltare in aria tutto il sindacato.

    Anche la proposta di Allen di mostrare all’AMPTP la buona volontà del sindacato facendo votare il contratto ai membri, e sperare che le majors aumentino un po’ l’offerta sembra al momento impraticabile, dato che produttori & co. non hanno nessun interesse a riaprire le trattative, soprattutto non con un Doug Allen in bilico.

    Dalla Sag, al momento, nessuna risposta sulle dure prese di posizione dei membri moderati, opinioni peraltro note da tempo dato che – a parte Membership First – negli ultimi tempi le critiche ad Allen si sono indurite ed aumentate: “Per tentare di salvare il suo lavoro, accusa Paul Christie, membro del board ed ex presidente del board di New York, Allen sta mentendo ai membri di nuovo: la divisione non è sul contratto, ma è su di lui, che dovrebbe solo farsi da parte“.

    A finire sotto accusa, in un messaggio firmato dalla maggioranza dei membri del board, anche la leadership che guida la Sag, “una leadership in crisi“, ma soprattutto il contratto di Allen, “che viene pagato mezzo milione di dollari l’anno quando l’AMPTP calcola che il rifiuto dei leader della Sag di ratificare il contratto a giugno ha fatto perdere al sindacato 46.5 milioni di dollari“.

    Insomma, mentre in America si sparano cifre e insulti, a noi non resta, come al solito, che incrociare le dita e sperare tutto per il meglio…