Sciopero degli attori, Doug Allen resta; la Sag in stallo

Sciopero degli attori, Doug Allen resta; la Sag in stallo

Doug Allen licenziato? Ma neanche per sogno: i due giorni di meeting sono sì stati utili…ma per mantenere lo status quo

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    Doug Allen licenziato? Ma neanche per sogno: i due giorni di meeting sono sì stati utili…ma per mantenere lo status quo.

    Dopo 30 ore di incontri volti a trovare un accordo tra le due fazioni, Unite For Strength e Membership First, niente è cambiato, e sebbene i moderati sono in maggioranza nel board della Sag, la tattica dello stallo ha impedito loro (contrariamente a quanto emerso ieri) di licenziare Doug Allen da capo dei negoziatori, così come non è stata cancellata la richiesta di autorizzazione per lo sciopero degli attori né, tantomeno, rimpiazzata la squadra dei negoziatori.

    L’informazione della rimozione di Allen era venuta fuori direttamente da uno dei membri del board della Sag, ma non è chiaro se questa sia stata disinformazione o un errore di Seymour Cassel, anche se è certo che lo stallo non significa che la battaglia sia finita: a fine meeting, il sindacato degli attori si è limitato a confermare che non c’è ancora una data per il referendum, aggiungendo di non voler commentare oltre.

    Il non specificare una data sembra sia teso ad evitare una reazione da parte dei moderati, quella di vedere approvate le loro mozioni via clausola costituzionale che permette che alcune misure siano approvate al di fuori dei meeting del board, se la maggioranza dei membri è d’accordo nel sottoscriverle.

    Alan Rosenberg si è tuttavia limitato a dire che secondo i suoi avvocati la mozione non ha il numero di firme necessario, ed ha confermato che Allen e la sua squadra rimarranno a negoziare il contratto.

    Il problema, secondo molti osservatori, non è comunque tanto quello che è successo nei due giorni scorsi, ma cosa accadrà nel corso di gennaio/febbraio, soprattutto quale ruolo avrà Allen, e se Rosenberg e la sua squadra avranno i numero per far sì che il referendum vada come vogliano loro.

    Al momento i numeri (4000 attori pro-sciopero, 2000 contro) dicono che la maggioranza degli attori è favorevole alla protesta, e che il quorum del 75% non è un risultato impossibile da raggiungere, ma tra gli attori contro lo sciopero spiccano nomi di tutto rispetto, tra cui George Clooney, Tom Hanks e Matt Damon.

    Infuriatissimi, infine, i moderati, tra cui l’intera sezione newyorkese del sindacato, che avevano proposto di sostituire l’attuale squadra di negoziatori con una nuova di zecca guidata dal consigliere anziano John McGuire o dagli ex executives Sallie Weaver o David White: scopo della risoluzione, riportare l’AMPTP al tavolo delle trattative, eventualità sempre più remota dopo due giorni di nulla di fatto che hanno lasciato la situazione uguale a prima.

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