Sciopero degli attori, botta e risposta tra Rosenberg e le majors

Sciopero degli attori, botta e risposta tra Rosenberg e le majors

Continua la guerra di parole tra attori e produttori/majors, con gli addetti alle pubbliche relazioni che hanno lavorato anche nei giorni del Ringraziamento, ovviamente ‘battagliando’ sulla futura autorizzazione dell’eventuale sciopero degli attori

    sag strike

    Continua la guerra di parole tra attori e produttori/majors, con gli addetti alle pubbliche relazioni che hanno lavorato anche nei giorni del Ringraziamento, ovviamente ‘battagliando’ sulla futura autorizzazione dell’eventuale sciopero degli attori.

    Ad aprire le danze è stato Alan Rosenberg, presidente Sag, che ha rinfacciato alle majors di battere solo e sempre sull’economia che va malecome se fosse colpa nostra, quando noi siamo solo le vittime dell’avarizia dei grandi studios”.

    Rosenberg ha anche scritto che la Sag non ha colpe se le trattative per il contratto sono in stallo, ed ha ricordato che da sei mesi “noi attori lavoriamo sotto i termini di un contratto scaduto. Come management, rimaniamo fermi nel chiedere all’AMPTP di soddisfare le nostre richieste, perché gli attori hanno bisogni differenti, non migliori ma differenti, da quelli di sceneggiatori, registi e membri della crew”.

    In una lettera inviata ieri, otto amministratori delegati delle majors di Hollywood (Peter Chernin della Fox Group, Brad Grey della Paramount, Robert Iger della Disney, Michael Lynton della Sony, Barry Meyer della Warner Bros, Leslie Moonves della Cbs, Harry Sloan della MGM e Jeff Zucker della NBC Universal) hanno risposto accusando la Sag di essere “snob, perché il sindacato degli attori non ha ancora firmato il contratto che i maggiori sindacati dei lavoratori hanno già firmato”.

    La Sag, è scritto in una lettera aperta pubblicata ieri dal Los Angeles Times, chiede che l’intera industria debba trattarla meglio delle altre 230.000 persone che hanno già firmato un contratto. Accogliere le richieste della Sag significherebbe mettere in dubbio quella fiducia che noi abbiamo stabilito con gli altri lavoratori, significherebbe mettere in dubbio la fiducia in tempi in cui c’è bisogno di stabilità e di lavorare tutti insieme”.

    Lo sciopero, rimarcano gli otto amministratori delegate, sarebbe una sconfitta della Sag, perché gli attori perderebbero molto più di quanto potrebbero mai guadagnare: la nostra offerta di 250 milioni di dollari in 3 anni rimane sul tavolo nonostante il decline dell’economia, e non la cambieremo, perché nessun sindacato deve avere il potere di minare un consenso grazie al quale la nostra industria può sperimentare e prosperare anche nel mutevolissimo mercato dei nuovi media”.

    E forti anche del 62% di attori – in molti casi Sag – che hanno ratificato il contratto siglato dall’Aftra, gli 8 invitano i membri della Sag a votare no alla richiesta di sciopero, “perché se analizzaste i termini della nostra offerta, e pensaste che questo è un momento in cui milioni di americani affrontano tempi duri, capireste che non c’è alcun motivo per cui dobbiate entrare in sciopero”.

    E se la petizione “No SAG Strike” ha raggiunto, domenica pomeriggio, le 15.000 firme, e se l’attrice Keri Tombazian, nella sua mailing list “Member 2 Member”, annuncia l’apertura di un sito internet per far votare ‘no’ alla richiesta di autorizzare uno sciopero, Alan Rosenberg invita gli attori “a non far sì che i produttori vi intimidiscano per farvi accettare meno di quanto meritate.

    Se resteremo uniti, alla fine vinceremo”.

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