Sciopero attori, la SAG si spacca

Sciopero attori, la SAG si spacca

Si arricchisce di un nuovo capitolo la storia dello sciopero degli attori (eventuale): frustrati da sette improduttive settimane di ping-pong tra Screen Actors Guild e le majors, i vertici della sezione newyorkese del sindacato degli attori hanno chiesto che a guidare le trattative tra le due parti sia un mediatore federale

    sam freed

    Si arricchisce di un nuovo capitolo la storia dello sciopero degli attori (eventuale): frustrati da sette improduttive settimane di ping-pong tra Screen Actors Guild e le majors, i vertici della sezione newyorkese del sindacato degli attori hanno chiesto che a guidare le trattative tra le due parti sia un mediatore federale.

    La risoluzione è stata resa nota ieri, quando la divisione della SAG di New York ha fatto sapere che se le trattative non prenderanno un verso, ci sarà immediata richiesta di avere un mediatore federale che risolva il tutto. Nel testo, che è stato immediatamente ‘ripudiato’ dal presidente della SAG, Alan Rosenberg, si fa notare che i membri del sindacato, lavorando sotto un contratto scaduto invece che sotto l’offerta dell’AMPTP, stanno perdendo 1,7 milioni di dollari alla settimana.

    “Tutti noi, fa sapere Sam Freed, leader della sezione newyorkese, non solo a New York e a Hollywood, ma in tutti il paese, siamo preoccupati per quanto questo fallimento delle trattative influisca negativamente su tutti i nostri membri, già provati dallo sciopero degli sceneggiatori, e che ora sperimentano altre perdite, lavorando sotto un contratto scaduto.

    Ci sono alcuni che pensano di avere tutto il tempo del mondo per trovare un accordo, noi, a New York, la pensiamo diversamente“.

    Nel comunicato si accusano anche i leader della SAG di condurre una politica dell’immobilismo, che dovrebbe andare avanti sino alle elezioni del 18 settembre, cosa che ha portato ad una risposta di Alan Rosenberg: “Questa mozione non fa gli interessi di nessun membro della SAG, né a New York né nel paese, tende solo a prolungare le trattative legando le mani al management e facendo credere falsamente che gli attori sono divisi. La natura politica di quest’azione è tanto sfortunata, quanto cinica“.

    Dal canto suo, Doug Allen ricorda come anche lo scorso autunno per gli sceneggiatori ci fu un mediatore federale, che non prevenì per nulla lo sciopero che durò oltre due mesi: “Un mediatore non garantisce che le trattative accelerino, né che si arrivi ad un accordo, come già visto l’anno scorso, fa sapere Allen, e giunti a questo punto, dubito persino che sarebbe visto con un ‘facilitatore’ dalle due parti in causa”. …a quando il prossimo capitolo?

    453