Sciopero attori, anche la UFS rifiuta l’offerta dell’AMPTP

Vi ricordate la Unite for Strength, scissionisti della SAG che volevano concludere la trattativa con l’AMPTP? Ecco, come non detto: anche gli attori appartenenti alla ‘corrente’ UFS hanno respinto l’ultimissima offerta dell’AMPTP ritenendola “inaccettabile“

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    Vi ricordate la Unite for Strength, scissionisti della SAG che volevano concludere la trattativa con l’AMPTP? Ecco, come non detto: anche gli attori appartenenti alla ‘corrente’ UFS hanno respinto l’ultimissima offerta dell’AMPTP ritenendola “inaccettabile“.

    Ricordiamo che lo scorso weeekend il board della SAG aveva votato all’unanimità contro l’approvazione del contratto, sostenendo di non poter dare il suo assenso ad un’offerta ‘povera’ per quanto riguarda gli otto punti chiave.

    Prima del voto, però, la neonata Unite for Strength (tra i volti noti, Adam Arkin, Amy Brenneman, Doug Savant e Kate Walsh, ma c’è anche l’endorsement di Morgan Fairchild e Susan Boyd) aveva annunciato la sua intenzione di prendere la maggioranza del board della SAG, oggi controllato dalla fazione ‘Membership First‘: a dispetto della diversità di intenti, entrambe hanno però rifiutato l’offerta delle majors.

    “United for Strength, si legge in un comunicato, supporta pienamente la mozione del board della SAG tesa a riaffermare l’impegno per un giusto contratto, ma, pur credendo nei negozioti per una paga migliore, pensiamo anche che la SAG abbia bisogno di una nuova leadership“.

    “Nonostante le differenze, continua il comunicato, la Unite for Strength crede che gli attori debbano avere piani pensionistici e supporto medico, residuals sui nuovi media, protezione dall’abuso di prodotti e molto altro. Supportiamo la nostra famiglia della SAG affinché negozi un contratto forte, perché sappiamo che su alcuni punti la pensa come noi”.

    Nel frattempo, rimane ancora improbabile che la SAG chieda l’autorizzazione per uno sciopero degli attori, causa difficoltà nell’ottenere il 75% dei voti necessari: al momento, dunque, c’è solo un rallentamento in alcune produzioni che comunque, soprattutto quelle TV, non vengono stoppate visto che gli attori lavorano sotto contratto scaduto.