Saverio Raimondo a Televisionando: ‘Comedy Central News my cup of tea grazie alla stand up comedy’, intervista

Saverio Raimondo conduce CCN, Comedy Central News, il programma satirico di Comedy Central in onda nella seconda serata del mercoledì. Classe 1984, comico giovane e irriverente ma con una lunga esperienza televisiva, nel 2015 ha condotto il DopoFestival di Sanremo insieme a Sabrina Nobile. E' uno dei massimi esponenti della stand up comedy in Italia.

da , il

    Saverio Raimondo a Televisionando: ‘Comedy Central News my cup of tea grazie alla stand up comedy’, intervista

    Saverio Raimondo è il conduttore di CCN Comedy Central News, il late late show in onda, per questa terza edizione, nella seconda serata del mercoledì su Comedy Central. Classe 1984, comico giovane e irriverente ma con una lunga esperienza televisiva, Saverio Raimondo ha condotto il DopoFestival del 2015 insieme a Sabrina Nobile ed è anche uno dei massimi rappresentanti della stand up comedy in Italia.

    CCN, Comedy News Central, ha cambiato formula.

    Sì, era un giornaliero di 10 minuti e da quest’anno CCN si trasforma in un settimanale di 25-30 minuti.

    Presenta anche diverse novità.

    Uno studio nuovo, pubblico dal vivo, ospiti, nuovi segmenti all’interno del programma, uno, fra tutti, un panel dove dibatto in qualche modo con altri comici: tiriamo fuori umoristicamente le nostre opinioni su una serie di notizie e le commentiamo. E’ un vero e proprio late night satirico che mantiene, ovviamente, il suo cuore nella parte desk – editoriale. L’elemento satirico era anche la cifra delle precedenti stagioni, ma adesso si arricchisce di tutta una serie di altre parti, interviste e panel, e soprattutto ha il calore del night show che, ovviamente, fa una certa differenza.

    A proposito di late night, c’è l’influenza dei late night americani?

    Sì, dichiaratissima. Li seguo tutti, sono un vorace spettatore di late night americani, ovviamente, e CCN si rifà dichiaratamente ai late night satirici americani che non sono i late night alla Letterman o alla Jimmy Fallon, che sono più generalisti, più larghi, più leggeri. I nostri riferimenti sono più dichiaratamente il Daily Show con Jon Stewart, il The last week tonight di John Oliver, quello che era il Colbert Report con Stephen Colbert, Full frontal con Samantha Bee; quindi dei late night satirici, condotti da comici satirici che parlano di attualità esprimendo, spesso e volentieri, anche punti di vista forti, provocatori, controversi.

    Le puntate sono in diretta o registrate?

    Registriamo tutti i giovedì a Roma, ma è un live vero e proprio. Durante la registrazione cerchiamo di non fermarci mai, se non per qualche stop tecnico, se ce ne sono. Per chi assiste dal vivo è uno spettacolo live di cui poter godere; non è la solita registrazione televisiva, magari un po’ noiosa e piena di pause.

    Insieme a te vediamo anche un nutrito cast di comici.

    Ci sono Edoardo Ferrario, che ha realizzato una serie di servizi e finti approfondimenti con personaggi molto, molto divertenti; Simone Salis, che realizza dei servizi direttamente dagli Stati Uniti per parlarci dell’America di Donald Trump. Francesco De Carlo è il nostro panelist fisso nei segmenti panel e intorno a lui si alternano diversi comici, tra cui Daniele Fabbri, Stefano Rapone, Alessandro Ciacci e molti altri. Abbiamo Michela Giraud con i suoi banner che interrompe spesso e volentieri la puntata: il suo compito è provare a venderci la qualunque. Da notare che siamo l’unica trasmissione, infatti, che ha i cookies attivi! Infine, c’è il cast degli inviati: Martina Catuzzi, Annalisa Arione, Leonardo Cagnolati e Marco Masi. Insomma, un cast piuttosto ricco, molto nutrito.

    CCN è sempre satira, ma mista allo sketch e alla sit-com. Quanto è difficile costruire un programma di questo genere?

    E’ difficile nella misura in cui bisogna lavorarci, ma ho la fortuna di avere dei bravissimi ed eccellenti autori che sanno fare questo lavoro e ci divertiamo anche molto a scrivere CCN, un programma che cerca di essere articolato sia nei contenuti sia nel linguaggio. Non c’è solo la contaminazione con la stand up comedy, ma c’è, quest’anno, anche molta improvvisazione e anche un briciolo di cazzeggio, se vogliamo. C’è la gag, c’è la volontà di creare delle situazioni in studio per renderlo vivace. E’ difficile nella misura in cui bisogna farsi il c**o, ma credo anche che siamo in grado di farlo.

    C’è un argomento di attualità di cui vi vorreste occupare?

    No. In realtà, ho la fortuna di avere un ottimo editore, Comedy Central, che mi lascia la libertà di parlare veramente di qualunque cosa. Quest’anno, per esempio, abbiamo parlato anche dei terremoti che hanno sconvolto il Centro Italia, di suffragio universale, quindi diritto di voto, della sicurezza nelle nostre città, dell’allerta terrorismo, che è un argomento che la satira italiana non tocca e che forse va toccato in quanto ci tocca tutti da vicino. Devo dire che posso parlare di tutto e lo faccio.

    E soprattutto ti farai tantissimi amici…

    Mah, non sono uno di quei comici satirici che cercano per forza di dar fastidio a qualcuno. Anzi, cerco di essere divertente. Poi, se qualcuno si offende è un problema suo, non mio perché io non voglio essere offensivo, voglio essere divertente. Come dico sempre, se uno si offende è perché è permaloso lui, non perché sono offensivo io.

    Qual è il tuo rapporto hai con la censura?

    Come dicevo, ho la fortuna di lavorare a Comedy Central dove c’è molto buon senso ed è il 2017, quindi, da questo punto di vista mi trovo benissimo. In altre reti televisive, effettivamente, non c’è buon senso, è ancora il 1941 e quindi si fa un po’ fatica a parlare, però, appunto, è un problema loro non mio.

    A proposito di altre reti, ricordiamo qualche dissidio al Dopofestival di Sanremo 2015.

    Non si è mai capito quale fosse il problema: un Dopofestival che è piaciuto a tutti, ha avuto un ottimo successo, nessuno si è lamentato di niente, quindi non ho capito che cosa eventualmente non andasse bene, anche perché l’azienda non si è mai espressa chiaramente da questo punto di vista. Era il 2015, abbiamo fatto un prodotto da 2015 su una piattaforma come il web, dove a maggior ragione devi essere contemporaneo. Tutti hanno detto che andava bene, è andato molto bene, quindi qual era il problema? Chissà, non si è mai capito.

    Quanto è importante la stand up comedy?

    E’ fondamentale, viene tutto da lì. Continuo ovviamente a farla, e con piacere. Fare stand up comedy vuol dire, in primis, fare comicità su se stessi partendo da se stessi, è anche un po’ un’autoanalisi. Ed è fondamentale sia come operazione di scrittura che come postura, nei confronti del pubblico e del lavoro che si fa. Aiuta a non prendersi sul serio, aiuta a mantenere vivo il dialogo con se stessi e con il pubblico.

    A Comedy Central stai crescendo tanto. Cosa ti aspetti?

    Non di statura, purtroppo! Io voglio semplicemente continuare a lavorare facendo quello che spero di saper fare e che sicuramente voglio fare. E’ molto importante, per quello che faccio, avere un editore che non solo paghi, ma che lasci fare quello che sto facendo, anche con i miei autori. Vorrei continuare a fare satira contemporanea, con un linguaggio contemporaneo, su argomenti contemporanei. Io ci sono, lavoro 25 ore al giorno su questo. Quale può essere il salto? Non lo so. Su una cosa sono abbastanza sicuro, che il tipo di programma che sto facendo, CCN, è, come dicono gli inglesi, my cup of tea, cioè è il tipo di programma nel quale so fare bene e mi va di fare. Non escludo di fare un altro genere di cose in un futuro più o meno prossimo, però il late night show satirico, dove si può fare, lo vado a fare volentieri.

    In questo momento in Italia la satira ‘giovane’ è affidata principalmente a te ad Alessandro Cattelan.

    Sì, diciamo che lui è più Fallon, io più Colbert. Siamo entrambi su Sky e non su una generalista tradizionale, che purtroppo ha abolito la seconda serata, per cui non c’è spazio per programmi più creativi e contemporanei come questi.