Satira in tv, ascolti deludenti

Ascolti deludenti per la maggior parte dei programmi comici e di satira dei palinsesti autunnali Rai

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    La satira in tv registra ascolti sempre più deludenti: tra Parla con Me, con Serena Dandini, Non Perdiamoci di Vista, con Paola Cortellesi, Artù, con Gene Gnocchi, chi se la cava meglio sono Crozza su La7 e Bertolino con il ‘volgare’ Glob. Di certo va meglio il cabaret poco politicizzato di Zelig. Troppa satira oppure solo fatta male? E Aldo Grasso scarica una parte di colpe su YouTube.

    Prendiamo spunto da un articolo del Corriere della Sera per fare un po’ il punto della satira in tv. Tempo fa notammo come, di fatto, in quest’autunno la satira fosse in mano per lo più alle donne: da Sabina e Caterina Guzzanti a Paola Cortellesi, passando per Gabriella Germani, sono loro ad aver soprattutto cavalcato il genere parodia, attingendo a piene mani dai personaggi femminili della politica non solo italiana. Moltiplicate le imitazioni di Maria Stella Gelmini e Sarah Palin, resiste Mara Carfagna, ormai un evergreen.

    Se Silvio Berlusconi lamenta ormai un assalto ingiustficato dei comici Rai e Mediaset nei suoi confronti, c’è però da dire che gli ascolti non vanno poi tanto bene: Parla con Me si è assestato su una media del 7-8% di share, Non Perdiamoci di Vista (caso forse un po’ più articolato, visto che il programma è costruito per lo più sulle esibizioni canore della Cortellesi e sugli ospiti musicali) naviga dolente sul 6%, si salvano Crozza Italia Live su La7 e quel Glob tanto vituperato da Bondi nella seconda serata domenicale di RaiTre. Zelig e Le Iene, con il loro basso tasso di politica, veleggiano, invece, su quote di audience di tutto rispetto.

    Un dato che fa riflettere sulla effettiva disponibilità del pubblico italiano a ridere in tempi di crisi. Forse, più semplicemente, la causa di questo ripiegamento degli ascolti è da cercare nella qualità dell’offerta. Antonio Ricci, il papà di Striscia la Notizia, riporta tutto nella alveo dell’analisi dei format: i programmi basati esclusivamente sulla satira non hanno mai funzionato, piuttosto tirano gli inserti satirici in format di genere diverso. “La satira è un affare di nicchia. Funziona all’interno di un contenitore. È così da sempre: la Cortellesi funzionerebbe all’interno di Santoro. Poi se mi dici che Sabina Guzzanti non fa più ridere, è un altro discorso“.

    Già, la domanda a questo punto cambia: i comici fanno ancora ridere?

    Su questo aspetto è piuttosto critico, come da attese, Aldo Grasso che sul Corriere della Sera fa una disamina, non certo gentile, dei limiti della comicità del periodo. “I tempi comici della nostra tv sono dilatati a dismisura: due gag fanno un programma, quattro monologhetti una stagione” dice Grasso. Ovvio quindi che la concorrenza di YouTube ‘distugga’ i programmi tv, con una doppia mossa: da una parte noi italiani abbiamo modo di confontare la nostra satira con quella degli altri (“Si vede anche come le imitazioni di Sarah Palin fatte alla tv americana siano meglio delle nostre“, argomenta Grasso); dall’altra ci permette di seguire i momenti topici della trasmissione, sgrondandoli dalle lungaggini e dalle pesantezze dei format nostrani. Senza contare, continua Grasso, il tono eccessivamente predicativo di una certa comicità. “Il comico, specie se intelligente, tende alla predica, all’invettiva sociale, alla paternale. Le prediche sono troppe zeppe di aggettivi, cui la nuda satira rinuncia volentieri“.

    In breve pare di capire che la nostra tv abbia dimenticato i tempi comici, impoverendo drasticamente la portata della comicità e della satira intelligente: sembra di trovarsi di fronte alla coercitiva ripetizione dell’identico. Non siamo noi a non voler ridere, in tempo di crisi, diciamo che ci vuole, forse, un po’ più d’impegno da parte di chi vuol svolgere questa missione. Voi che ne pensate?