Sarah Scazzi vittima dell’orrore televisivo

Sarah Scazzi vittima dell’orrore televisivo

La settimana tv è stata dominata dall'omicidio di Sarah Scazzi: 24 ore sull'orrore, cavalcato da tutte le tramissioni possibili e immaginabili di Rai e Mediaset

    E’ passata una settimana da quando la mamma di Sarah Scazzi e l’Italia tutta hanno conosciuto in diretta tv, durante Chi l’Ha Visto?, la sorte della 15enne di Avetrana, uccisa e poi violentata dallo zio Michele Misseri. Da allora di Sarah e della sua famiglia si è parlato ininterrottamente su Rai e Mediaset, in qualsiasi orario possibile e in qualsiasi contenitore disponibile. Un orrore senza fine, che ha avuto (a nostro avviso) il suo climax in Porta a Porta di lunedì 11: si è arrivati alla telecronaca di un filmino matrimoniale, eletto a simulacro al pari della bicicletta di Garlasco o della villetta di Cogne. In alto un estratto da Matrix.

    L’omicidio di Sarah Scazzi, scomparsa il 26 agosto mentre raggiungeva la cugina Sabrina per andare a mare e scoperta cadavere dopo più di 40 giorni in un pozzo dove era stata nascosta dallo zio, assassino e necrofilo, è senza dubbio uno dei crimini più efferati che la cronaca italiana ricordi, ma è anche uno dei più sviscerati dai programmi televisivi, alla ricerca chissà di cosa solo per cavalcare l’onda di sdegno che ha attraversato l’opinione pubblica.

    Dalla contestatissima diretta di Chi l’Ha visto? di mercoledì scorso non c’è stata rubrica, trasmissione, talk e ovviamente Tg che non abbia inviato qualcuno davanti alla casa di Sarah, che non abbia intervistato il padre e il fratello della ragazza, che non sia entrato con le telecamere nel salotto dell’assassino – lo stesso in cui la madre di Sarah, Concetta, ha appreso della morte della ragazza in diretta tv – per raccogliere i ricordi di Sabrina, per scrutarla alla ricerca di una spiegazione, di una contraddizione, di una rivelazione che aggiunga magari orrore all’orrore.

    Certo, i protagonisti di questa storia sono tra i più partecipativi che la tv ricordi (cosa che ha scatenato ulteriori polemiche) e hanno segnato anche una nuova modalità di comunicazione con i giornalisti: rimarrà di certo memoria degli sms spediti da Sabrina agli inviati che stazionano davanti alla sua villetta, quella del delitto, con i quali ha aggiornato e corretto i giornalisti che scavavano, oltre ogni limite, nella sua famiglia, nella vita di quel padre che si è rivelato il più atroce degli assassini.

    Ma tutto questo non può certo giustificare lo stillicidio continuo di cui la tv si è nutrita ogni giorno, a ogni ora: da MattinoCinque a La Vita in Diretta, da Pomeriggio Cinque a Porta a Porta, da Matrix a Pomeriggio sul Due, senza soluzione di continuità.

    Inevitabile, quindi, che lunedì sera Porta a Porta costruisse la sua ‘puntatona’ con padre e fratello in collegamento da casa Scazzi, mentre in contemporanea Matrix tornava a intervistare Sabrina da casa Misseri: ovviamente equamente divisi anche due dei tre avvocati della famiglia Scazzi. Ma a colpirci è stata in particolare la puntata costruita da Bruno Vespa, circondato dalla solita compagnia di giro, con due criminologi (Francesco Mastronardi e Roberta Bruzzone), psicologi e psichiatri (da Crepet alla Graziottin, passando per Marida Lombardo Pijola), esperti di diritto minorile e avvocati vari, tutti alla ricerca di una verità non detta, di una spiegazione logica all’omicidio di una ragazzina per mano di uno zio che l’ha violentata ormai cadavere. Si scava nell’infanzia dell’assassino, cercando molestie e abusi, si ascoltano le drammatizzazioni dei suoi interrogatori, in cui parla di un contatto da parte di Sarah che gli ha annebbiato il cervello, si esaminano i racconti di Sabrina quasi sperando di cogliere un’incertezza che ne testimoni la ‘complicità’… ore di trasmissione sul ‘nulla’, perché non c’è niente di meno spiegabile della realtà di un giorno come tanti che si è trasformato nel non plus ultra dell’orrore.

    E come tutti i casi trattati da Porta a Porta, anche questo ha il suo simulacro: se per Cogne è stato il plastico della villetta in cui è stato ucciso Samuele, se per Garlasco è stata la bicicletta del mistero, per Sarah è il filmino del matrimonio della cugina Valentina, figlia di Misseri e sorella di Sabrina, ‘parzialmente inedito’ e commentato da Vespa come se fosse una testimonianza schiacciante dell’assassinio (qui il video della puntata). Troppe parole inutili, troppa condiscendenza verso un crimine che non ammette molte ‘valutazioni’. E stasera se ne tornerà a parlare, di certo, nella puntata di Chi l’Ha Visto?. Per Sarah non c’è pace.

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