Sarah Scazzi, Agcom contro la spettacolarizzazione tv

Sarah Scazzi, Agcom contro la spettacolarizzazione tv

Dopo quasi un mese di martellamento costante l'Agcom ha detto basta alla spettacolarizzazione della tv sul caso di Sarah Scazzi

    Dopo ‘appena’ un mese di martellamento quotidiano e trasversale sul caso Scazzi, l’Agcom ha detto basta. Con una lunga lettera inviata alle reti tv, l’Authority ha chiesto l’applicazione del codice di autoregolamentazione in materia di vicende giudiziarie nelle trasmissioni televisive: “Il doveroso e ineludibile diritto di cronaca non deve travalicare il limite del rispetto della delicata fragilità emotiva legata alla fase di crescita dei minori“. Pericolosa spettacolarizzazione che le tv hanno fatto dell’omicidio di Sarah Scazzi, dice l’Autorità: tempestiva, non c’è che dire.

    Da quando la quindicenne di Avetrana è scomparsa c’è stato un traffico di foto, documenti e interviste a pagamento, decise con lungimiranza e spirito da ufficio stampa anche da una delle indagate, Sabrina Misseri, la cugina di Sarah Scazzi. “Lo spazio che gli organi di informazione hanno dedicato al delitto di Avetrana ha suscitato polemiche che impongono una seria riflessione” sulla relazione che esiste fra diritto di cronaca e tutela della dignità umana e protezione dei minori. La ripetizione “ossessiva delle immagini, l’affastellarsi di ipotesi delittuose, alimentano incertezza e smarrimento nel pubblico minore all’ascolto, tanto più se in fascia protetta“. Uno degli esempi è stato sicuramente il solito plastico presentato negli studi di Porta a Porta.

    L’Authority torna poi sulla libertà di informazione. Qualche giorno fa Lamberto Sposini era così intervenuto sul tema: “Quando metti un paletto alla libertà di informazione poi non sai dove te lo ritrovi“. Per l’Agcom la “libertà d’informazione è forse una libertà superiore ad altre costituzionalmente protette e come tale va difesa da ogni tentativo di compressione”. Protetta dal Trattato di Lisbona, il pluralismo dell’informazione è uno dei capisaldi sui cui si fonda l’Unione Europea, ma sullo stesso trattato vengono inclusi fra i diritti fondamentali “il rispetto della dignità umana e della vita privata e familiare“. Uno dei mille video del caso, Quarto Grado dedicato a Sabrina Misseri:

    L’Agcom sul caso di Sarah Scazzi cita anche la Dichiarazione approvata a Reggio Calabria il 3 ottobre 2008 dal Réseau delle Autorità audiovisive del Mediterraneo. In questo testo vengono proclamati valori comuni “il rispetto della dignità della persona umana, lo stato di diritto, il pluralismo e la libertà d’informazione, la tutela dei minori, la lotta contro l’odio e la violenza per motivi di discriminazione”. Nella dichiarazione si fa riferimento soprattutto alla “necessità che i media audiovisivi, per il loro impatto sociale e culturale al di là delle frontiere, accolgano tali valori stabilendo dei principi fondamentali comuni”. Un altro dei momenti di “alto giornalismo” sul caso di Sarah Scazzi è stato il finto interrogatorio a Michele Misseri andato in onda a L’Arena. :

    Sul banco degli imputati di questa spettacolarizzazione ci sono gli avvocati dei due indagati: Daniele Galoppa, legale di Michele Misseri, Emilia Velletri e Vito Russo, difensori di Sabrina. Per il consiglio forense i tre si sono comportati in un modo lontano dai doveri deontologici.

    I tre sono spesso stati ospiti di programmi tv e qui si accusavano a vicenda. I tre dovranno rispondere di queste accuse, della loro partecipazione ai programmi, che in qualche caso sarebbe stato a pagamento. Secondo quanto scrive il quotidiano la Repubblica i tre avrebbero violato l’articolo 12 della legge professionale. Intanto in procura a Taranto smentiscono il coinvolgimento di un carabiniere per la divulgazione di alcuni atti sul delitto di Avetrana. La Procura aveva qualche giorno fa avviato un’inchiesta per fuga di notizie. Sul caso era intervenuta anche Luciana Littizetto durante l’ultima puntata di Che Tempo Che Fa:

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