Santoro – Rai, divorzio inevitabile per Travaglio. Il CdA protesta, la politica reagisce, i conti Rai non tornano

Le mille reazioni al divorzio consensuale tra Michele Santoro e la Rai: in attesa di conoscere i dettagli dell'accordo, politica e mondo dell'informazione protestano

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    La notizia dell’addio consensuale tra Michele Santoro e la Rai ha fatto passare in secondo piano le decisioni del CdA Rai per le altre trasmissioni in ‘bilico’ per l’Autunno 2011, come Ballarò, Parla con Me, Report e Che Tempo Che Fa, che risultano tutte confermate, così come si conferma la presenza di Simona Ventura a Quelli che il Calcio (anche se qualcuno la dà in coppia con Caterina Balivo, che così ‘uscirebbe dalla porta’ e rientrerebbe ‘dalla finestra’). Ovvio però che gli occhi sono tutti puntati sulla notizia del giorno: le reazioni non mancano, con la minoranza del CdA, le opposizioni e le associazioni dei consumatori sul piede di guerra.

    Partiamo da un presupposto: se Michele Santoro ha preso questa decisione avrà i suoi ottimi motivi. Già un anno fa erano in corso trattative per un divorzio consensuale da Viale Mazzini con una buonuscita milionaria per il giornalista (che prevedeva, secondo alcune fonti, 3 mln di buonuscita più un contratto da 7 mln per un ciclo di docufiction da produrre per la Rai), che poi fece dietrofront di fronte alle proteste dei telespettatori, o almeno questa fu la sensazione che riuscì a dare.

    Ora che Mauro Masi non c’è più e lo scontro ‘istituzionale-personale’ è ormai decaduto, Santoro avrà pensato bene che fosse giunto il momento di mettere fine al massacrante (per quanto foriero di soddisfazioni) rapporto con la Rai. Per Marco Travaglio era una decisione inevitabile: “Non si può restare per sempre in un’azienda che non ti vuole. Da anni la tv di Stato ostacola il programma d’informazione più visto della televisione italiana, nonostante gli introiti pubblicitari e il prestigio che i record di ascolti di Annozero garantiscono” ha detto Travaglio alla stampa, rinforzando l’ipotesi di un passaggio di Santoro a La7, ma non con Annozero, piuttosto con un nuovo programma. “E’ da tempo che Santoro vorrebbe far altro in tv, sperimentare. Ma la Rai glielo ha impedito. Non so se passerà a La7 ma, nel caso, non credo proprio che cambi azienda per rifare Annozero“.

    Il Pd parla di ‘autolesionismo’ della Rai, Lucia Annunziata di ‘espulsione politica’, mentre UdC e Usigrai chiedono lumi sui dettagli del divorzio. “Per rispetto degli italiani che ancora pagano il canone, la Rai deve rendere pubblici tutti i particolari dell’accordo transattivo – dice Roberto Rao, capogruppo dell’Udc in Commissione di Vigilanza Rai – per permettere a quanti finanziano l’azienda di sapere chi ha guadagnato e chi ha perso in questa operazione“. Gli fa eco Carlo Verna, segretario dell’Usigrai: “Abbiamo diritto di sapere il perché di un divorzio, che di sicuro penalizza notevolmente l’offerta Rai“. Verna vede l’uscita di scena di Santoro come una vittoria di Berlusconi favorita dall’ostruzionismo ‘masochista’ di Viale Mazzini verso uno dei programmi di punta dell’Azienda. “Questi i dati di fatto: Berlusconi vuole da anni la cacciata di Santoro dal servizio pubblico. Masi non riuscì a realizzare questo vergognoso desiderio del Sovrano degli editti. C’era un giudizio in corso, Santoro era tentato da altre sirene e aveva già trattato con Masi, l’attuale capo dell’azienda non è riuscito o non ha voluto trattenerlo. Sono stati dati dei soldi per cancellare ‘transattivamente’ una trasmissione di successo? Che partita ha giocato il nuovo direttore generale? Che gioco ha fatto Michele Santoro? Aspettiamo risposte e immaginiamo che anche chi paga il canone voglia sapere“.

    L’Aiart, l’associazione dei telespettatori cattolici, si chiede, invece, chi pagherà i danni della perdita di Annozero. “Senza Santoro il rischio è che un numero consistente di telespettatori migri verso La7, depotenziando il servizio pubblico. Come il Tg La7 ha sottratto ascoltatori al Tg1, ora il rischio è che lo stesso avvenga per RaiDue. E comunque è singolare che il primo atto della nuova dirigenza Rai sia in linea con quanto chiesto da tempo dalla maggioranza” dichiara il presidente Luca Borgomeo.

    Il divorzio è contestato anche dai consiglieri di minoranza Rai Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, che lamentano la sostanziale ‘segretezza’ dell’accordo, preso senza la consultazione del CdA. “Noi riteniamo che questa uscita sia un danno per la Rai, anche perché avviene senza alcuna clausola di non concorrenza, e se qualcuno ci avesse chiesto un parere al riguardo, ma nessuno neppure Santoro l’ha fatto, avremmo espresso la nostra contrarietà e fatto ogni tentativo per trattenerlo“.

    I due parlano di una sconfitta per l’azienda, ma di fatto non si può trattenere chi ha deciso di andar via. Santoro non è stato cacciato e per quanto gli siano stati messi i bastoni tra le ruote una sentenza del Tribunale del Lavoro (per quanto in attesa del terzo grado di giudizio) gli lasciava uno spazio di prime time nel palinsesto Rai. Ma siamo proprio sicuri che Santoro non si stia ‘leccando i baffi’? La vittoria è sua, chi ci perde è la Rai, mentre su La7 avrà modo di sperimentare e di ‘assaporare’ la libertà, convinti come siamo che il pubblico lo seguirà, con buona pace dei vertici Rai.