“Santoro lascia un vuoto incolmabile”: parola del nuovo direttore di RaiDue

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    pasquale d alessandro raidue

    Quanto durerà il nuovo direttore di RaiDue? Probabilmente poco, visto che sembra l’unico in tutta la Rai a guardare in faccia la realtà e analizzare la situazione di Viale Mazzini da una prospettiva manageriale e non politica. “Stimo e apprezzo Santoro, la sua assenza mi procura dispiacere ed è numericamente incolmabile” afferma il neodirettore D’Alessandro, che dovrà fare i conti con la mancanza dei 5,5 milioni di telespettatori di Annozero e il suo 20% di share, benedetto dalla Sipra. In più dichiara che avrebbe voluto nella sua squadra la Dandini perché “in questa RaiDue non ci sono preclusioni“. Arriverà a mangiare il panettone?

    Da qualche settimana Pasquale D’Alessandro ha preso il posto di Massimo Liofredi al vertice di RaiDue ed eredita una situazione non proprio facile, caratterizzata dalla necessità di ridisegnare l’identità di una rete che in pochi mesi ha visto l’addio/cacciata di Michele Santoro, la partenza di Simona Ventura (con annesso debutto della Cabello a Quelli che il Calcio), l’avvio di Star Academy, lanciato a bomba contro SuperSimo e l”ex’ X Factor (che, lasciata RaiDue, compare su SkyUno in forma di competitor) e che ha progressivamente perso ‘mordente’ presso il suo target d’elezione, i giovani adulti, sempre più distratti dal dtt e da satellite.

    Per ora può concentrarsi sull’offerta del prossimo anno, visto che al suo arrivo ha trovato già pronti i palinsesti fino al 31 dicembre, e sembra davvero intenzionato a rilanciare concretamente la rete affidatagli. “La nuova stagione di RaiDue parte in progress” dice ai giornalisti a margine del Prix Italia, delineando, senza roboanti proclami, un cambio di rotta per la sua rete, che definisce “la più giovane e curiosa” dell’offerta generalista Rai, “dove ci si informa e ci si diverte in maniera leggermente eccentrica“.

    Contaminazione” ed “eccentricità” sono le parole chiave intorno cui D’Alessandro intende costruire non solo il palinsesto, ma anche i singoli prodotti/format, immaginando anche l’impiego di personaggi dalle altre reti in contesti a loro meno consoni e tradizionali, “per farli giocare in altri recinti” e puntare sull’effetto sorpresa. Beh, sarebbe fantastico vedere Vespa condurre l’Isola dei Famosi

    Intanto ricade su di lui la tegola della sostituzione di Santoro: conscio che un ‘clone’ non sarebbe ben accolto dal pubblico tv, D’Alessandro pensa piuttosto a qualcosa di nuovo, difficile – o quantomeno prematuro – da delineare. Ma l’informazione è per il neodirettore un punto imprescindibile della sua nuova offerta. Conferma i contatti con Sandro Ruotolo per realizzare reportage “aggressivi e ben costruiti” da trasmettere tra gennaio e febbraio (prodotto per caso dalla ZeroStudio’s di Santoro?), ha chiesto a Giovanni Minoli di realizzare qualcosa per il prime time, apre all’ipotesi di un palinsesto flessibile che permetta l’inserimento di talk show “‘usa e getta’ quando l’attualità lo richiederà“: il tutto con l’idea di “costruire un telaio informativo tra prima e seconda serata, anche quotidiano“, con “l’informazione ospitata anche in altri programmi“, in virtù della succitata ‘contaminazione’.

    Qualche grattacapo lo dà anche l’intrattenimento. Per ora sull’argomento D’Alessandro non si sbilancia: commenta con un sibillino “vedremo” l’ipotesi della chiusura dell’Isola dei Famosi, di cui conferma la formula ‘mista’ (nuovi/ex naufraghi, lacrime/sdrammatizzazione, una dicotomia ‘tematica’ incarnata dall’auspicata doppia conduzione); non si sbottona sulla possibilità per il vincitore di Star Academy di accedere a Sanremo 2012, mentre annuncia un programma comico per la seconda serata, non un cabaret alla Zelig, piuttosto un format alla Bulldozer o alla Grande Notte, già “in fase avanzata di scrittura“.

    Non manca poi di rinuorare Victoria Cabello, che ha affrontato domenica scorsa il difficile esordio a Quelli che il Calcio appesantito dalle perplessità dell’ex direttore Liofredi: “L’assenza di Simona Ventura è importante, ma quella di Victoria è una scelta che ho fatto mia, una sorta di coefficiente in più che fa cambiare tutti gli interventi. Sono soddisfatto non solo degli ascolti, ma di ciò che abbiamo fatto“.

    Altra vexata quaestio l’abbondanza in prime time di serie tv Usa: “Devo trovare il bandolo della matassa” dice D’Alessandro, che vorrebbe trovare un modo di tessere “un fil rouge per raccontare il Paese“, ma senza pedanteria e senza annoiare i telespettatori. “Il pubblico non dev’essere punito” è il motto di D’Alessandro (sarà per questo che Italia sul Due ha fatto subito dietrofront ed è tornato ad occuparsi della cronaca nera?).

    In ogni caso accettiamo scommesse: quanto durerà la direzione di D’Alessandro?