Sanremo 2008 è finito, andate in pace

Sanremo 2008 è finito, andate in pace

Sanremo 2008 è finito, andate in pace

    Anche il 58° Festival di Sanremo va in archivio, rispettando tutti i topoi del genere: la grande e febbrile attesa della vigilia e in chiusura le solite polemiche sulla mastodonticità di un format fermo alla neotelevisione delle origini. L’edizione targata Baudo-Chiambretti ha avuto gli ascolti più bassi di sempre (o quasi) e questo ha ulteriormente appesantito il clima che da sempre circonda il festival, che negli anni si è trasformato da “festa popolare a “gogna mediatica”. La finale non ha superato il tetto dei 10 milioni di telespettatori, raccogliendone 9.641.000 (39.47% di share) nella prima parte e 6.923.000 nella seconda (52.89%), per una media di share del 44.90% e 8.124.000 spettatori. Sul piano musicale canzoni deboli e cantanti stonati, su quello televisivo un’edizione partita benissimo che, però, ha perso la sua verve nel corso della settimana. Cosa ricorderemo di Sanremo 2008? Non certo la canzone di Giò Di Tonno e Lola Ponce, ma il genio di Elio e Le Storie Tese. Nella fotogallery i momenti salienti di questa edizione.

    Torniamo ancora sugli ascolti per snocciolare qualche altro dato: ieri sera il picco di share (74.54%) è stato raggiunto all’1:20 durante la proclamazione dei vincitori; la punta massima in valori assoluti alle 22:30, con 11.656.000 spettatori con la clip del film di Carlo Verdone. Nel 2007 la finalissima aveva ottenuto 12.408.000 telespettatori (48.78%) di share nella prima parte e 9.143.000 spettatori con il 61.67% nella seconda. La media ponderata era stata del 54.27%. La media delle cinque serate risulta così pari al 35.44% di share con 6.612.000 spettatori. Letti così i dati sono impietosi. Saremo in controtendenza, ma i risultati di Sanremo ci sembrano comunque di tutto rispetto, considerato che la trasmissione si è conclusa sempre tra l’una e le due di notte. A nostro avviso non sono gli ascolti ad essere bassi, sono le attese ad essere sovradimensionate in relazione all’attuale panorama tv e di conseguenza tutta la struttura della kermesse.

    Pippo Baudo è ormai lontano dalla conduzione 2009, ma di certo non si possono addossare a lui tutte le colpe di un’edizione che, partita in maniera brillante, ha perso progressivamente smalto, infilandosi dalla terza serata in poi nei binari classici del canovaccio festivaliero. La pausa per il mercoledì di campionato ha fatto da spartiacque tra innovazione e tradizione. Le prime due serate sono state sorprendenti, con un Chiambretti inarrestabile, un Baudo su di giri, vallette motivate e trovate divertenti e irriverenti. Poi la tempesta dell’Auditel ha spento sorrisi e verve e l’edizione si è avviata stancamente alla fine, per giungere ad un finale malinconico, nel quale Pippo chiede di non essere messo da parte. Ne farebbe volentieri altri 10 di Festival, l’energia ce l’ha e si vede, ma la sua passione per la tv e per la kermesse non è più condivisa dal pubblico a casa, che chiede più ritmo, più velocità, più “sangue”. Questo è forse l’unico vero limite di Pippo, aver capito tropo tardi che la tv non è più il focolare domestico, che YouTube e su Internet la stanno scalzando, che il Festival non è più un evento mediatico.

    Forte di questo Fabrizio Del Noce, l’ex giornalista e direttore di rete più impacciato che la storia della tv ricordi, perennemente imbronciato e talmente annoiato lì in prima fila da scoraggiare chiunque gli si pari davanti, coglierà la palla al balzo per fare quella sostituzione che auspicava già l’anno scorso.
    Ma il cambio di direzione artistica non risolverà il problema, che come dicevamo sta negli accordi che legano Rai, Comune di Sanremo e discografici. Di certo si può agire sulla scaletta, ma siamo pronti a scommettere che se il festival si “riducesse” a tre serate come quella di ieri, totalmente concentrata sulle canzoni, con pochissime distrazioni, insomma quello che tutti i critici si auspicano, gli ascolti scenderebbero ancor di più. Va ricordato che la “formula Baudo” ha regalato l’inserimento della serata dei duetti, uno dei momenti di maggior spettacolo ed emozione della settimana, una chicca che merita di non essere abbandonata.

    Il limite del festival sta anche nella sua progressiva perdita di autorevolezza sul piano musicale, non tanto per la scelta dei brani, quanto per i meccanismi di votazione che portano alla proclamazione del vincitore. Non si è capito in cosa consista la “qualità” delle giurie chiamate a esprimere il 20% del voto finale: nessun giornalista, nessun discografico, nessun critico, nessun musicista, in breve nessun tecnico. Una scelta mirata, ovvio, dettata dai discografici nazionali che non vogliono essere giudicati da nessuno: se una giuria del genere tutta italiana sarebbe forse impossibile – troppi conflitti di interesse, simpatie, antipatie, etc potrebbero condizionare il risultato – allora perchè non coinvolgere gli stranieri, magari esimi esponenti della discografia europea, se non statunitense, buyers internazionali che potrebbero esportare il prodotto fuori dai confini? Magari gli stessi cantanti potrebbero essere motivati a salire sul palco e dare il meglio di sè, invece che infliggere al pubblico esibizioni che avrebbero meritato l’insufficienza.

    Ma c’è di più, c’è il televoto, strumento parziale e falsamente democratico che premia la tradizione e che fa arrivare Little Tony (con tutto il rispetto) al nono posto, Toto Cutugno al quarto, Anna Tatangelo al secondo, nonostante un brano che disturbante, non certo per il contenuto ma per il trattamento dello stesso, e relega Cammariere al settimo. Che premia la coppia musical Lola Ponce & Giò Di Tonno pensando all’emozione del momento e non alla rappresentatività che il brano può avere sul piano musicale italiano ed internazionale. La nostra musica, purtroppo o per fortuna, non è quella dei musical, altrimenti Bella tratta dal Notre Dame de Paris dovrebbe meritare l’apertura del Festival insieme a Volare, visto che uno dei pezzi più belli mai scritti, ma sicuramente tra i meno ascoltati (o cantati) mentre si va in ufficio, mentre si fa jogging, mentre si lavora, etc etc..

    La domanda a questo punto è quale musica premia il Festival? Quella che piace alla gente, si potrebbe rispondere. E allora perchè non introdurre anche una classifica Internet, magari “filtrata”, in modo che non possano arrivare quintali di voti in automatico (cosa peraltro possibile anche con il televoto telefonico). Chiaro, si perderebbe una bella fetta di guadagno: migliaia di voti a 0,75 cent sono una bella cifra. Beh, se il voto dev’essere democratico allora date anche al pubblico che non alzerebbe mai il telefono per televotare la possibilità di esprimere il proprio parere: anche con Internet si può guadagnare, se il problema è quello.

    Nella speranza che qualcuno si ponga davvero il problema in termini televisivi e musicali, ci venga permessa una valutazione personale: ci accodiamo al coro di chi ha giudicato offensivo il brano della Tatangelo ([il mio amico n.d.r.] Dorme spesso accanto a me dentro al mio letto E si lascia accarezzare come un gatto; Lui non sa che pure tu sei Uguale a noi e che siamo figli dello stesso Dio), riteniamo con Fegiz che i Tiromancino ci abbiano davvero tirano un brutto scherzo con un brano inascoltabile e un testo irritante per la sua bruttezza, e che Fabrizio Moro dovrebbe lasciare la sua canzone all’interpretazione di Gaetano Curreri che giovedì ci ha permesso di apprezzarla senza i rantoli fastidiosi che ne hanno spento la portata emozionale.
    Per averne una prova vi riproponiamo il duetto su Eppure mi hai cambiato la vita.

    Chi è destinato al successo, con la sua bellissima Il Solito Sesso, è sicuramente Max Gazzè, la cui canzone, tecnicamente difficile, è entrata piano nelle orecchie, grazie anche alla collaborazione di Marina Rei e Paola Turci che hanno riscattato nei duetti una prima esibizione particolarmente stonata. Sei cambi di tonalità non sono cosa da tutti: in basso il video.

    Ma stiamo ripiombando dentro il Festival 2008, del resto è difficile staccarsene dopo cinque giorni. In più tra poco ci sarà il più tradizionale dei dopofestival, la puntata di Domenica In che dall’Ariston riproporrà i brani in gara con commenti ed interviste ai cantanti. Come faccia Baudo a reggere questi ritmi resta un “mistero della fede”. Come sempre se ne chiede la testa salvo poi richiamarlo a furor di popolo per rimediare ai guai di altri celebrati conduttori e direttori artistici. Se per la resurrezione del Festival si grida all’essenziale e provvidenziale intervento di Fiorello, nuovo messia dell’Auditel e assoluto fuoriclasse televisivo, vuol dire veramente che il Festival è spacciato. Intanto questa edizione è finita, andiamo in pace…

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    Festival di Sanremo 2017

     
     
     
     
     
     
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