Sanremo 2014, Maurizio Crozza al Festival: ‘Europa, noi siamo la grande bellezza!’

Sanremo 2014, Maurizio Crozza al Festival: ‘Europa, noi siamo la grande bellezza!’

Maurizio Crozza torna al Festival di Saremo 2014: non più fischi, ma applausi

    Il Festival di Sanremo 2014 ha premiato Maurizio Crozza. A distanza di un anno, il comico genovese è tornato sul palco del Teatro Ariston, affrontando quel pubblico che dodici mesi prima l’ha fischiato, costringendo Fabio Fazio a intervenire. Questa volta, però, solo applausi per Crozza, che si è presentato impugnando uno scudo con la scritta pace.

    Prima di lasciare il palco a Crozza, i telespettatori hanno assistito a una simpatica gag tra questi e Fabio Fazio, il quale, non vedendolo sul palco, si è chisto che fine avesse fatto. “C’ho paura, è da una settimana che sono qui a bere! Lasciami qui, faccio un monologo fuori campo“, ha detto il comico. “Vuoi che prendiamo dell’acqua o aspettiamo un po’?“, ha risposto Fazio e, subito dopo, gli ha lasciato la scena.

    Anche quest’anno Maurizio Crozza è sceso dalla scalinata: non più travestito da Silvio Berlusconi, bensì armato di uno scudo con la scritta pace, esorcizzando il brutto scivolone dell’edizione 2013. Quando mette via lo scudo e si mostra alla platea a viso scoperto, parte l’applauso scrosciante. L’ironia continua: “Scusate, volete insultarmi cinque minuti?

    Comincia il monologo e, sin dalle prime battute, si intuisce che non ci saranno fischi né proteste. Maurizio Crozza si rivolge all’Europa, rea di dimenticare troppo spesso le bellezze dell’Italia e degli italiani. “Cara Europa, noi siamo un popolo complesso. (..) Noi non vogliamo più essere la chiusa comica delle barzellette perché noi siamo capaci di cose geniali. Noi siamo in continua oscillazione tra la grande bellezza e l’enorme disastro“.

    Ed è grazie a questa battuta che le parole di Crozza si riallacciano al letimotiv del Festival di Sanremo 2014: la bellezza.

    Mischiata alla politica, ovvio, ma è un mix creato con intelligenza e, appunto, “ad arte”. Dalla Torre di Pisa alla Gioconda, Crozza sottolinea il ruolo centrale che l’Italia ha avuto nei secoli e, parlando della grandezza di Michelangelo, ha sferrato una stoccata a Giovanardi, accennando all’omosessualità dell’artista. Non sono mancate le tirate d’orecchie ai politici: “Sapete cos’è la bellezza? La fatica, faticare produce bellezza; non come i politici che, da otto anni in parlamento, non sono stati capaci di fare una legge elettorale!

    La bellezza è stata, dunque, il fulcro del suo monologo:Siamo a Sanremo e la musica chi l’ha inventata? L’abbiamo inventata noi: Guido D’Arezzo nell’anno 1000; abbiamo inventato le note e lo spartito, senza di noi Beethoven dove le scriveva le note? Abbiamo inventato gli strumenti, il violino, la viola, il fagotto, il liuto. Nel ’700 Bartolomeo Cristofori ha inventato il pianoforte. Senza di noi, italiani nel mondo, gli altri cosa avrebbero suonato? Chopin non avrebbe fatto i notturni, ma disturbo della quiete pubblica!” Oltre alla musica, però, c’è stato spazio anche per parlare delle unioni civili, già in vigore nella Genova del lontano 1400; dell’invenzione del computer, dell’mp3, del telefono e così via.

    Maurizio Crozza ha corretto il tiro rispetto all’anno scorso, probabilmente per non rischiare un secondo scivolone su quello che è il palco più importante della televisione italiana. Il risultato è stato positivo: appalusi continui, in alcuni punti persino scroscianti. Nel Festival della Bellezza, dove la bellezza ha, a volte, faticato ad emergere, l’intervento di Crozza ha conferito alla scrittura il fil rouge che mancava: ha saputo fungere da collante tra la gara musicale e il momento più impegnato.

    Anche l’imitazione sul finale del nuovo Presidente del Consiglio Matteo Renzi non ha provocato alcuna reazione negativa, dimostrazione di come si possa parlare di politica e fare satira anche all’interno della kermesse canora più famosa d’Italia; l’importante è farlo nei modi e nei tempi giusti: l’anno scorso, infatti, ciò che ha penalizzato Crozza è stata la scelta sbagliata della scaletta: partire subito con un attacco diretto a Silvio Berlusconi è stato un passo azzardato, forse troppo, sfociato, appunto, nelle polemiche.

    Forse Crozza ha capito che il modo più gisuto per affrontare il palco più importante della televisione italiana è ascoltare le critiche e accettarle; del resto, se non si ha la struttura di affrontare la platea televisiva per eccellenza, bisogna avere l’umiltà di fare un passo indietro o di mettersi in gioco, qualunque sia il verdetto. Ecco, dopo lo scivolone dell’anno scorso il rischio che inciampasse nuovamente o che venisse accolto dai fischi era alto, eppure ha dimostrato di essere un grande professionista, correggendo il tiro e accettando la sfida (non certo facile). Anche l’idea di esorcizzare il famoso “scivolone”, alla fine, è risultata vincente: un comico che per mestiere prende in giro gli altri e per una volta prende in giro se stesso e lo fa dal palco più temuto, dimostra umiltà, professionalità, rispetto e, soprattutto, la dote più importante di tutte: l’autoironia. Applausi.

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