Sanremo 2012 Question Time (Sala Stampa) cancellato dalla Rai

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    Nuovi fulmini si addensano sul cielo di Sanremo 2012: pare infatti che l’ormai tradizionale appuntamento con la conferenza stampa delle 14.00 da Sanremo, fino all’anno scorso intitolato Sanremo Question Time e che da quest’anno si sarebbe dovuto chiamare Sanremo Sala Stampa, sia stato cancellato dalla direzione generale (ovvero da Lorenza Lei) senza tante spiegazioni. Sarebbe una vera follia: a parte gli alti ascolti registrati nelle scorse edizioni, si chiuderebbe una delle finestre più interessanti sul grande carrozzone del Festival.

    La notizia della cancellazione di Sanremo 2012 Sala Stampa rimbalza da Facebook, dove viene data come una certezza. Noi però, solitamente prudenti, preferiamo usare i condizionali, sia perché non abbiamo avuto comunicazioni ufficiali in merito, sia come forma di buon auspicio per un ripensamento da parte di Viale Mazzini.

    Pare, infatti, che dalla direzione generale sia arrivata una circolare che blocca l’appuntamento con l’incontro con i giornalisti. Una cancellazione che pare abbia bloccato di botto i contratti già firmati con collaboratori vari per la sua realizzazione, a soli 7 giorni dall’inizio della kermesse. La polemica velenosa corre sul web: a darne notizia, infatti, è il giornalista Nino Tristano Pirito, un passato di autore musicale – anche per Morandi - e ideatore del format di Sanremo Question Time, che affida a un post su Facebook tutta la sua rabbia per la cancellazione del ‘suo’ programma, senza addurre peraltro alcuna motivazione. La cancellazione sarebbe dovuta solo al ‘malcontento’ di alcuni colleghi: ma leggiamo cosa scrive Pirito sul web, riportando una mail scritta al direttore di RaiUno Mauro Mazza.

    Egregio direttore, … la Rai da Sanremo, attraverso una ragazzina, mi ha appena informato che ‘la direzione generale ha deciso, non fornendo motivazioni, di cancellare il programma Sala Stampa, fino all’anno scorso Sanremo Question Time’. La direzione generale? Bene, mi congratulo per la decisione negativa presa – sicuramente a Sua insaputa – dopo 48 ore dalla conferma del contratto da Roma. E, quindi, dopo che, nonostante il compenso miserrimo, avevo felicemente annullato altri impegni. Ne deriva che sono piuttosto seccato, ovviamente. Per la conclusione di una lotta INCOMPRENSIBILE che è stata fatta a me anche durante le quattro edizioni precedenti di una cosa, una idea, che ci avevo messo 20 anni a vedere realizzata e con poca spesa e grande successo. E grazie unicamente a una persona vera vera che qui non voglio coinvolgere‘. Beh, siamo fuori dai giochi e dai corridoi di Viale Mazzini per individuare il soggetto in questione.

    Ma andiamo avanti proseguiamo con la lettura della mail inviata dall’ideatore del format al direttore Mazza.

    Certo avrei gradito, per pura educazione, che fossi stato informato da un dirigente. Così, invece, ho provato un certo senso di schifo. Perché l’UNICA motivazione vera è che il programma stava sui c…. i a molti ‘amici’, il cui atteggiamento ostile – dopo anni di ‘leccate’ quando ero al Secolo XIX – mi era incomprensibile. Gentucola che non sopportava che un ‘estraneo’ avesse intuito una cosa semplice ed efficace. Per tutte le quattro volte precedenti – ma non solo loro – mi hanno fatto lottare anche troppo per non sentirmi umiliato. Anche, ad esempio, nei titoli di testa. Adesso – finalmente – sono/siete riusciti nell’intento. Così la Rai risparmia ben 5.000 euro lordi del mio compenso. Devolveteli almeno in beneficenza!’. E il richiamo a Celentano è inevitabile.

    Pirito ricostruisce poi i tanti ‘furti’ subìti dalla Rai.

    Nel lontano 1986 (la Rai) scippò a me e all’allora dirigente Arnaldo Bagnasco, ‘coautore di garanzia’, UnoMattina che aveva il titolo provvisorio ‘Qui Raiuno, Buona Giornata’. Erano i tempi di Salvi e Maffucci. Solo Agnes si fece carico di cercare di rimediare concretamente. Ma erano altri tempi. E poi Agnes fu fatto fuori prima di riuscirci, quando crollò De Mita. Si figuri, quindi, se mi meraviglio del piccolo Sanremo Question Time. Ringrazi per me – anche la signora Lei (che ha deciso, no?) la signora Schiavo e compagnia cantante. Essere oggetto di una decisione della direzione generale, comunque, mi fa sentire davvero importante. E’ del tutto ovvio che, se l’idea dovesse essere comunque utilizzata in qualche modo, non me ne starò fermo. Per una questione di principio. In bocca al lupo, direttore. Nino Pirito

    Nel post scriptum Pirito evidenzia poi l’assoluta mancanza di una ‘logica’ aziendale nella scelta della direzione generale. ‘Non c’è alcuna giustificazione, se non il livore di alcuni ambigui personaggi che governano la sala stampa. Il programma/testimonianza era mio, costava un ca…o e nel 2009 arrivo a fare 4,3 milioni di share medio. E in quattro edizioni è sempre stato intorno ai 3 milioni di share‘.

    In effetti l’appuntamento con il Question Time, collocato a traino dell’edizione delle 13.30 del Tg1, ha sempre offerto ottimi ascolti, a testimonianza dell’interesse dei pubblico non solo per lo spettacolo in sé, ma anche per i retroscena del Festival, per quanto si agitava dietro le quinte.

    Non possano essere addotte neanche cause economiche, come spiega bene Pirito: in fin dei conti la conferenza stampa è comunque prevista, di fatto è necessario un segnale tv in diretta e una mezz’oretta di palinsesto. Dubitiamo possa trattarsi della difficoltà di trovare un nuovo conduttore: l’anno scorso l’onore andò a Lamberto Sposini - e prima di lui a Maurizio Costanzo e a un’anchorwoman del Tg1 – e tra i 1500 giornalisti in forze a Viale Mazzini (per usare un’espressione già adottata dal presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli) qualcuno adatto all’incarico si può anche trovare.

    Possibile che per far fuori un ‘estraneo’ si arrivi a rinunciare a un programma economico e di successo? Beh, non sarebbe la prima volta in Rai, Pirito a parte.