Sanremo 2012, le pagelle dei Big: dalla rete alla stampa italiana

Sanremo 2012, le pagelle dei Big: dalla rete alla stampa italiana

Le pagelle delle 14 canzoni dei Big dopo la prima serata di Sanremo 2012

da in Festival di Sanremo 2012, Festival di Sanremo 2013
Ultimo aggiornamento:

    62mo Festival della canzone italiana   Prima serata

    Puntuali come i dati Auditel, arrivano il giorno dopo la prima serata del Festival di Sanremo anche le pagelle dei critici musicali della nostra stampa quotidiana, che già nei giorni scorsi si sono lasciati andare a qualche consideraione sui brani in gara, ma che ora possiamo ‘seguire’ meglio dopo il primo ascolto (spesso non sufficiente) dei brani in gara. Vediamo però i giudizi e i voti dati alle canzoni dei Big di Sanremo 2012 da alcuni dei critici musicali da sempre nella ‘trincea’ Sanremese. In alto, invece, i giurati che ieri hanno espresso (inutilmente) i propri voti.

    Scorriamo, canzone per canzone, i voti e i giudizi dati sulla stampa e sul web da alcuni delle maggiori testate italiane. Pochi i pezzi che hanno suscitato un giudizio unanime e di certo ciascuno di noi ha una propria ideale classifica dei brani più o meno belli sentiti ieri all’Ariston, compresa la giuria demoscopica che ieri si è vista cancellare di netto tutti i prori sforzi, causa guasto nel sistema di raccolta dati. Ma vediamo cosa dicono i critici.

    DOLCENERA – CI VEDIAMO A CASA
    Mario Luzzato Fegiz (Corriere della Sera): Brano che tocca il sociale. Avrebbe senso se ci fosse una casa o almeno un monolocale. Ma le opportunità scarseggiano e le certezze latitano. Argomenti condivisibili espressi però con un linguaggio non sempre chiaro da un’artista che stenta a trovare un’identità. Voto: 4
    Marinella Venegoni (La Stampa): Discopop e discoimpegno, da ballare storditi dentro una cascata di effetti speciali. Sarà carina, l’avranno messa lì per prima come specchietto per attirare i giovani. Ma c’è del superfluo nella musica, la linea melodica è banale, non ha appeal la voce, è banale pure l’idea del testo: che vuole il disagio giovanile placato nella sicurezza dell’amore casalingo. Voto: 4
    Ernesto Assante (dal blog di Repubblica): Testo para-impegnato, abito casual, nel senso che ha messo quello che ha trovato, una canzone pop entra da un orecchio e esce dall’altro. Per ora non piace, mi limiterei a un 5
    Gino Calstaldo (dal Blog di Repubblica): Inizierei con un generoso 4 e mezzo.

    SAMUELE BERSANI – UN PALLONE
    M.L.V.: “Hai presente un canotto morsicato da un dobermann?”, cantava Jannacci in Son S’Cioppa’a . Qui invece è il pallone, simbolo dello sciovinismo calcistico italiano, ad essere sgonfio. E sottolinea la depressione e il pessimismo che dilagano fra la gente. Voto: 6
    M.V.: E’ il re delle metafore, outsider spaesato a Sanremo. Il pallone rubato che rotola per pericoli e speranze e rifiuti rappresenta l’Italia. Il brano ha idee, struttura non convenzionale, ritmica sferragliante, echi vintage, ponderata lievità. Voto: 8
    E.A.: Il pezzo inizia bene, ma ha un ritornello che non è gran che, il buon Bersani è bravo, ha un suo stile perosnalissimo, scrive dei gran testi ma in questo caso, per ora non mi smbra gran che. E mi sorprende il filo delle cuffie in bella vista? Al terzo ascolto del ritornello già me lo ricordo, in fondo non è così male. Voto 6

    NOEMI – SONO SOLO PAROLE
    M.L.V.: “Sono solo parole” Ripetuto 22 volte. Sembra un limite. Ma come sempre bisogna fare i conti con la personalità dell’artista. Che si rivela notevole nonostante la musica abbia un decollo abbastanza faticoso in un clima ipnotico. Voto: 6
    M.V.:Una voce che comporta un repertorio scelto, può arenarsi. Qui l’avvio è difficoltoso assai, poi – anche se il ritornello si rivela il più appiccicoso del Sanremone – il pezzo di Fabrizio Moro non convince, non prende e non aiuta l’interprete. Voto: 5
    E.A.: Il pezzo è bello! Non lo ha cantato benissimo ma è il primo pezzo degno della serata. Voto 7
    G.C.: Canzone canzone, niente da dire. Mi piace, che devo dirvi? Azzardo un 7 e prometto di non rifarlo più…

    FRANCESCO RENGA – LA TUA BELLEZZA
    M.L.V.: Si candida come possibile vincitrice perchè unisce la classe della canzone d’autore a una certa scorrevolezza pop. E un inno all’amore erotico (“La tua bellezza furiosa e nobile”. Dedicata ad Ambra? Lasciamoglielo credere, dice lui) Voto: 9
    M.V.: Superlativa resa vocale: la bravura fredda, frutto di anni di studio, è come riscaldata dalla capacità di comunicazione, in un brano poco convenzionale e molto tecnico che è un inno d’amore. L’emozione per la bellezza fisica diventa uno spunto morale. Voto: 7
    E.A: Ha un buonissimo pezzo pop. Conosco Renga da sempre ed è non solo un bravo ragazzo ma un eccellente cantante, cosa che dimostra anche con questo pezzo, un po melodia italiana e un po’ Coldplay. Comunque devono avere dei problemi di ascolto sul palco, perchè stonano leggermete tutti, compreso Renga. Voto 7

    CHIARA CIVELLO – AL POSTO DEL MONDO
    M.L.V.: Artista con un importante retroterra musicale e culturale e molta attività all’estero nonchè ottime esperienze col jazz. Qui alle prese con una canzone non troppo felice e forse troppo tradizionale che non evidenzia il suo talento. Voto: 5
    M.V.: Pianista e cantautrice, la voce big più sconosciuta ai non jazzomani, nel pop perde un po’ di smalto e sicurezza, e peccato per la sofisticata milonga e le sue scalate nervose, fra fisarmonica e violini spiegati. Voto: 6
    E.A.: Il pezzo è davvero incomprensibile. lei sarebbe brava, ha un curriculum discretamente prestigioso (vicino al Brasile) ma questa canzone è tremenda. Non si capisce proprio cosa vuole. Brutta e senza alcun sapore. Voto 3

    IRENE FORNACIARI – GRANDE MISTERO
    M.L.V.: E’ una grande occasione perduta. Assistiamo al fenomeno opposto rispetto a Emma: grande canzone di Van De Sfroos non sviluppata sul piano della comunicazione scenica e interpretativa. Una lettura scolastica e prova di chiaroscuri. Voto: 6
    M.V.: La figlia d’arte si scatena in una filastrocca zoofila e quasi rock di Van De Sfroos, cantando i misteri della natura. E’ anche uno dei pochi pezzi trascinanti in gara, piacerà ai bambini e ai grandi che vogliono tirarsi su con il morale. Voto: 7

    EMMA – NON E’ L’INFERNO
    M.L.V.: E’ uno dei testi più brutti e confudi mai ascoltati a Sanremo. Ma una esecuzione grintosissima riesce ad evidenziare dei messaggi precisi ben collegati alla crisi economica che sta interessando il nostro Paese. Il voto è una media fra grandi interpretazioni e versi strampalati. Voto: 7
    M.V.: Il pop della crisi by Kekko viaggia fra «Signor Tenente» e i Modà, e trova una portavoce accorata e convinta nella passionaria bionda, qui nei panni di un sessantenne che prega in preda all’angoscia per il futuro. Lei è brava, la canzone un po’ stucchevole. Voto: 5
    E.A.: È ovvio che dopo il macigno celentanesco, il pezzo ‘impegnato’ di Emma rischia di sembrare un capolavoro. Il modello base è quello Negramaro/Modà che va per la maggiore. Non posso dire che metteri il pezzo nel mio ipod, ma lei canta con passione e ha un testo non male. O sbaglio? Voto 6

    MARLENE KUNTZ – CANZONE PER UN FIGLIO
    M.L.V.: Gruppo rock colto, brano dall’approccio difficile. Clima rock decadente, una sorta di canto sussurrato e un ragionamento sulla felicità piuttosto complicato. Non aiuta questa band di intellettuali lontani dal gusto popolare. Voto: 5
    M.V.: Alfieri del mondo indie, sono gli unici letteralmente rock in questa tornata sanremese. La ballad s’inerpica subito sulle chitarre, spezzate da una tromba inquieta.

    Cristiano Godano dà voce magnetica al tema del rapporto fra stupidità e felicità. Voto: 7
    E.A.: Marlene Kuntz e Vittorio Cosma, grande musica italiana, e lo si sente dalle prime note. Adesso non dite che siamo snob, ma questo è un bel pezzo. Non nuovo, non originale, ma ben costruito, come tutta la musica dei Marlene, e Godano lo canta ottimamente. Finalmente qualcosa di buono. Voto 9
    G.C.: E’ vero che su questo palco i Marlene sembrano Dio, ma sinceramente il pezzo non mi dice granché. Mi aspettavo molto ma molto di più. Sufficienza.

    EUGENIO FINARDI – E TU LO CHIAMI DIO
    M.L.V.:Un dialogo immaginario ma realistico fra qualcuno che ha trovato Dio e qualcun’altro che ancora lo sta cercando. Versi geniali di Roberta di Lorenzo come “E tu lo chiami Dio, io non do mai nomi a cose più grandi di me”. Musicalmente complicata. Voto: 8
    M.V.: Prova interpretativa superba di un artista che migliora con il passare degli anni. Qui è alle prese con il non agile tema del bisogno umano di spiritualità, efficacemente risolto in melodia soprattutto grazie all’appassionata intensità di Finardi. Voto: 8
    E.A.: Belen grida “Siii” come se Finardi fosse Justin Bieber. Finardi viene introdotto dalle note di Springsteen. Ma Finardi non è in area rock stasera, nonostante l’assolo del chitarrista. Pezzo modesto, troppa teatralità. Per ora 5.
    G.C.: Eugenio sembra davvero un alieno in quel contesto. Porta in faccia tutti i segni di decenni di rock e blues. Il pezzo è impegnativo e non capisco perché la canti in una tonalità così alta, stravolgendo un po’ il suo timbro. Il testo è bello. Direi sufficienza piena.

    GIGI D’ALESSIO/LOREDANA BERTE’ – RESPIRARE
    M.L.V.: E’ una delle proposte più originali del Festival. Un duetto serrato, un dialogo, in crescendo in cui le due personalità si esprimono in un gioco di contrapposizioni e alleanze. Il risultano è sorprendente, di grande visceralità. Voto: 8,5
    M.V.: Specchi di Montecitorio oggi, dove niente è impossibile, il neomelodico e la rockettara si uniscono in un pop ritmato e lieve dove l’Autore (travolto) fa volontariamente da spalla, e la Sulfurea canta la propria nota resistenza alla felicità. Voto: 6
    E.A.: Ua coppia geniale, Loredana è nel suo, Gigino fa quel che può ma gioca evidentemente fuori casa. Lo so, adesso mi prenderete per pazzo, ma se non fosse per l’inguaribile accento napoletano di D’Alessio, il pezzo potrebbe anche non essere terribile.

    NINA ZILLI – PER SEMPRE
    M.L.V.: Brano molto tradizionale con sfoggio di belcanto. Lo sviluppo armonico è piacevole. Non dice nulla, ma è orecchiabile. Anche abbastanza prevedibile. Una rivelazione dello scorso anno che stenta a trovare un repertorio adeguato. Voto: 5
    M.V.: L’ampio pezzo parte con qualche fatica, sognando Mina, le sue note e le sue grandi canzoni d’amore classiche dei primi Sessanta; poi s’inerpica e la bella Zilli porta alla fine la notevole impresa senza sbavature, ma non le resta il tempo per l’emozione. Voto: 6.
    E.A.: Canta bene, troppo impostata, nessuna comunicativa, melodia volutamente complessa, troppo birignao.
    Voto 5.
    G.C.: Che dire della Zilli? Lei mi piace, la canzone la trovo un po’ convenzionale. Un sei scarsino

    CARONE E DALLA – NANI’
    M.L.V.: Non c’è lieto fine nella storia d’amore a senso unico del protagonista per una prostituta. Lei non ha nessuna intenzione di cambiar vita. Carone calca la mano con una interpretazione fortemente drammatica con l’apporto vocale di un grande Lucio Dalla. Voto: 7
    M.V.: Echi della poetica dalliana e freschezza adolescenziale del più bravo figlio di «Amici» si mescolano nella ballata a presa rapida, fra candore e furbizia consumata, elettronica e chitarra, nell’eterna storia del ragazzo innamorato della prostituta. Voto: 7
    E.A.: Carone arriva in scena, Dalla dirige e canta al tempo stesso. Prima Carone canta sottovoce, poi s’incazza, su una melodia tradizionalissima, quasi un quadro d’ epoca dipinto con colori moderni. Dalla, se non è in playback, ha un’intonazione stellare. Non so. La canzone non mi sembra male, davvero. Voto 7

    ARISA – LA NOTTE
    M.L.V.: E’ più caratteristica che cantante. Prima ci ha ipnotizzato col retrò, poi come giurata a X Facto, poi facendo la svampita. Alla prova dei fatti, con un brano fra sogno e incubo, non ammalia, ma fa tenerezza con quel puntare sull’imbranata. Voto: 4
    M.V.: Dimenticare il personaggio bamboleggiante. Arisa diventa drammatica e somatizza un amore perduto: la voce rischia l’anonimato, poi si riprende complice l’ottima orchestrazione di Mauro Pagani (ma ridateci l’occhialona svaporata). Voto: 6
    E.A.: La canzone l’ha scritta Anastasi, che non è il calciatore. Il direttore d’orchestra è uno dei grandi della musica italiana. E quella che dicono essere Arisa è solo lontanamente parente della vecchia Arisa. Canta bene, il pezzo ha una sua dignità, difficile trattarla male. Voto 6

    MATIA BAZAR – SEI TU
    M.L.V.: I testi facili e le musiche orecchiabili sono merce rara in questo Festival dove si preferisce essere incomprensibili purchè non banali. Tornati alla vocalist Silvia Mezzanotte, offrono un brano lineare e romantico con pennellate musicali eleganti e prevedibili.
    M.V.: Sono tornati un pochino alle origini, morbidamente soft, da ascolto disinvolto. E’ tornata anche Silvia Mezzanotte, alla quale va riconosciuto lo sforzo di tentare di abbandonare l’antico vizio del virtuosismo a tutti i costi. In bocca al lupo a tutti quanti. Voto: 5
    G.C.: Abbonati e sempre abbondantemente appoggiati. Introdurli con i Pink Floyd è una vergogna. Ma la canzone forse è anche peggio. Puro horror festivaliero.

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