Sanremo 2011 attaccato da Avvenire: “Meglio chiuderlo, eutanasia accettabile”

L'Avvenire si scaglia contro il Festival di Sanremo 2011: ormai Sanremo non è più Sanremo, "in questo caso eutanasia accettabile"

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    Sanremo2011 Morandi conferenza stampa

    Dopo aver chiesto la chiusura del Grande Fratello, ora L’Avvenire attacca senza remore Sanremo, punta di diamante della liturgia televisiva ormai da 61 anni. “Ormai è ridicolo” scrive il critico Davide Rondoni che accusa “tutti quelli che ci lavorano intorno (discografici, televisivi e anche artistici)” di aver “indebolito Sanremo a favore di altro, che hanno penalizzato la buona canzone per inseguire stereotipi e figurini televisivi“, rendendo un evento persino Pupo e il principe Emanuele Filiberto (roba dell’anno scorso).

    Se Sanremo non è più capace di essere il Festival, chiudetelo. Sarebbe l’unico caso di eutanasia accettabile“: caustico il critico musicale dell’Avvenire che a poche ore dall’inizio della 61ma edizione di Sanremo spara a zero sul Festival, ormai ridotto dalle esigenze tv a un format senza nerbo, appensantito da un moralismo che sembra essere troppo anche per il critico del quotidiano cattolico.

    Prima Sanremo era la patria regina del bel canto, oltre che del pettegolezzo, di scandali e scandalucci” scrive Rondoni con una punta di malinconia per quei tempi nei quali si cantava per dimenticare i propri problemi, nei quali l’Italia si ritrovava prima davanti le radio e poi davanti i televisori per evadere da una realtà angusta. Ora il festival sembra aver perso quella leggerezza e quella funzione catartica, soffocato piuttosto da logiche tv (volute anche da chi ruota intorno a mondo della musica) e pare anche di capire da un moralismo eccessivo.

    In questa epoca moralista e libertina (vedi Bunga Bunga, n.d.r.), va a finire che Sanremo proveranno a trasformarlo in una specie di ‘baluardo morale’” – scrive Rondoni – Forse ci dobbiamo aspettare dal palco dell’Ariston – come lo scorso anno la banda dei carabinieri o i pistolotti viscidi di Costanzo – un appello alla rinascita del Paese? Sarebbe una catastrofe“. Mica leggero eh?

    E continua: “Il Festival appare quasi ridicolo (…) La colpa è di tutti quelli che ci lavorano intorno. In particolare dei responsabili (discografici, televisivi e anche artistici) del mondo della canzone. Che hanno indebolito Sanremo a favore di altro, che hanno penalizzato la buona canzone per inseguire stereotipi e figurini televisivi. Che hanno ammorbato il gusto del pubblico fino a volere far credere che un Pupo e un Principe fossero un evento o qualcosa del genere“.

    Confida ancora in Gianni Morandi, al quale concede il beneficio del dubbio non avendolo ancora visto all’opera sul palco dell’Ariston, anche se una stoccata non la risparmia neanche a lui: “Ha accettatto di diventare, dopo 50 anni di onorata carriera canora, un collega di Baudo e di Frizzi. Speriamo che il suo sacrificio (o il suo eccesso di vanità) serva a far spazio a canzoni buone. Indicateci un motivo per cantare, o smettete di fare quell’inutile baccano. Qui di caos -conclude- ce n’è già abbastanza“.

    Beh, ancor prima di cominciare Sanremo ha un indubbio merito, aver fatto esprimere l’Avvenire (provocatoriamente) a favore dell’eutanasia. Ma se Morandi & Co. speravano in una benedizione inaugurale, di certo non l’ha avuta dall’Avvenire.